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Il governo suicida

La confusione della maggioranza e soprattutto di Berlusconi è ben raccontata dall’ultima sparata, questa sulla richiesta a Napolitano di rimproverare Fini, così da costringerlo alle dimissioni da presidente della Camera: evidenzia la totale improvvisazione con cui il premier sta affrontando questa grana.

Per tutto il mese di agosto la palla è stata nel campo di Fini, con Bossi e Berlusconi a minacciare le elezioni anticipate e tutti ad attendere il discorso di Mirabello per sapere cos’avrebbe fatto Futuro e Libertà. Poi il discorso arriva e la sua conseguenza politica più concreta è anche la più prevedibile. Fini garantisce il suo sostegno al governo e non gli fornisce pretesti per rompere: la sua è una battaglia di lungo periodo, votare ora non gli interessa e non gli conviene. Insomma, la palla torna nel campo del premier, come anche le pietre avrebbero potuto prevedere. Ora la sua reazione è davvero sventata. Un primo ministro dovrebbe combattere soprattutto le battaglie che pensa di poter vincere, e limitare al minimo il numero di battaglie perse in cui infilarsi: andare da Napolitano per sfiduciare Fini, con la certezza di farsi gentilmente mandare a quel paese, vuol dire decidere deliberatamente di infliggersi un’altra sconfitta, come se non ce ne fossero già state abbastanza.

Potrebbe essere la ricerca di un pretesto per rompere? Visto che Fini non ne fornisce, cercarne uno da Napolitano per dire che così non si può andare avanti e quindi portare il paese alle urne? Mi sembra improbabile, oltre che suicida: avrebbe la conseguenza di far cadere il governo per conseguenza diretta di un’azione di Berlusconi e fare irritare Napolitano, cosa che il premier non può permettersi di fare se non vuole rischiare un cosiddetto ribaltone. Intanto, avrete notato, hanno smesso di governare: da mesi non si parla altro che di Fini, il Paese aspetterà. L’unica via d’uscita possibile per il governo sarebbe proprio quella: governare, fare delle cose popolari, tentare di dipingere Fini come l’ostacolo al progresso del paese, disinnescare un paio dei suoi argomenti. Ma lo conosciamo, Berlusconi: alla politica come esercizio intellettuale preferisce quella come esercizio muscolare.