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They just don’t get it

Sta girando parecchio su internet un video con alcuni estratti del recente dibattito alla Festa democratica tra Franco Marini e Antonio Di Pietro, col secondo a surclassare il primo in quanto ad applausi e gradimento dei presenti. Ne hanno scritto anche i giornali, nei giorni scorsi. Il fatto in sé non rappresenta una grande novità, né dal punto di vista generale – le piazze hanno da sempre la tendenza ad attribuire grandi applausi a chi maneggia meglio la retorica e la demagogia – né dal punto di vista particolare, visto che l’anno scorso il pubblico della Festa democratica riservò applausi scroscianti a Gianfranco Fini. Insomma, siamo sempre là: Berlusconi cacca, inciucio!, bravo bene bis.

La cosa più preoccupante, nell’intero episodio, è la decisione da parte degli organizzatori della festa del PD di scegliere Franco Marini come persona da far dibattere con Antonio Di Pietro. Ovvero il fatto che il PD pensi di affrontare la gigantesca egemonia esercitata da anni sul proprio elettorato dalla cultura populista, manichea, giustizialista e caciarona con Franco Marini, uno che trent’anni fa era sì un politico di razza e di tutto rispetto, e ora è un quasi ottantenne che ha perso smalto, colpi, lucidità e carisma come spesso capita ai quasi ottantenni. Qualcuno dirà che è stato solo un dibattito, che non si può giudicare soltanto da questo: io dico che il PD non ha ancora capito la portata della regressione e della frustrazione del proprio elettorato, e se Franco Marini è la sfida politica lanciata dal PD a Di Pietro e compagnia bella, l’ormai rituale allegra standing ovation degli elettori del PD agli avversari del PD diventerà il minimo. A pensarci bene, forse lo è già.