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Essere Joan Capdevila

Una delle ragioni per cui mi sono appassionato a Joe Biden è il modo allo stesso tempo serissimo e scanzonato in cui affronta le conseguenze del più grande colpo di fortuna della sua vita: essere scelto dall’uomo politico più brillante delle ultime due o tre generazioni per fare da suo vice nel mestiere più importante che esista al mondo (lo so, ci sono un sacco di più: sono tutti necessari). Poi certo, non è mica semplicemente una questione di fortuna: Biden è un politico fenomenale e non è stato scelto per caso. Rimane però il fatto che i suoi tentativi di arrivare alla Casa Bianca erano sempre falliti: doveva arrivare Barack Obama.

Joan Capdevila è un po’ come Joe Biden. Terzino sinistro della Spagna campione d’Europa e campione del mondo, non è un fuoriclasse. È un buon giocatore, copre bene tutta la fascia senza essere velocissimo, segna spesso senza essere dotato di grandissima tecnica. Ieri lo avevo descritto come “l’unico spagnolo scarso” e in effetti Capdevila è scarso, ma solo se lo paragoni ai suoi incredibili compagni. Capdevila ieri era l’unico spagnolo normale in campo: l’unico a non giocare né nel Barcellona né nel Real Madrid, l’unico a non valere decine di milioni di euro, l’unico a non essere nelle mire dei migliori club del pianeta. Un onesto e rognoso terzino sinistro che è diventato campione del mondo grazie ai suoi formidabili compagni e spesso ha dovuto sudare il doppio di loro, per non sfigurare. Poi, dopo aver alzato una meritatissima Coppa, è andato a fare lo scemo in tv. Come Joe Biden.


(hat tip: Paolo Landi)