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L’arte del possibile

A sinistra non siamo abituati nemmeno a immaginare uno scontro politico che non si risolva con le scissioni e le accuse di tradimento e le sceneggiate in parlamento, la fondazione di nuovi partiti o la conquista della leadership di quelli esistenti. Non siamo abituati nemmeno all’idea che ci possano essere scontri e dialettiche basati su altro, e che finiscono con altro: e quindi prevalgono i soliti riflessi pavloviani. A me questa legge sulle intercettazioni non piace per tanti motivi, soprattutto per le multe intimidatorie agli editori e per la mancanza di qualsiasi misura che possa realmente impedire il puntuale e sistematico passaggio dei verbali dalle procure alle redazioni, in violazione della legge e dello stato di diritto: due cose che sia le procure che le redazioni dicono di avere molto a cuore.

Ma se questa non è la legge-bavaglio – e non lo è, anche se capisco che non si possa dire alla gente di rimangiarsi i post-it – è perché una parte della maggioranza ha deciso di darsi come obiettivo non la risoluzione istantanea dei problemi, che non appartiene ai crismi della politica, bensì all’arte del possibile, che in ultima analisi è invece l’essenza della politica. Si lavora e si cerca di creare consenso sugli ideali, guai se non fosse così: poi si arriva in parlamento e si cerca di tirar fuori quanto di meno lontano da quegli ideali si possa tirar fuori.

Provo a ricordare che qualcosa lo abbiamo cambiato: dai “gravi indizi di colpevolezza” si è passati ai semplici “indizi di reato”; dal divieto assoluto di pubblicazione di atti si è arrivati al diritto, sempre e comunque, alla cronaca per riassunto degli atti; dalla retroattività alla non-retroattività della legge; dai 75 giorni e basta ai 75 giorni prorogabili. Potevamo far meglio? Forse. Abbiamo dovuto inghiottire il rospo? Certo, era nel conto come sempre quando si fa politica anzichè populismo. La terza opzione era non far nulla e limitarci a far parlare gli intellettuali sui nostri siti, evitando di esporci in Parlamento. L’abbiamo scartata.