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Posizioni intercambiabili

La minoranza del PD ha sempre teorizzato, fino al punto da scriverlo nello statuto, che il segretario del PD è il candidato premier naturale del partito e, quindi, in caso di coalizioni, il PD parteciperebbe col proprio segretario a una elezione primaria aperta. L’attuale maggioranza del PD, invece, ha sempre teorizzato l’opposto: che non è obbligatorio che il segretario del PD sia il candidato, e che in caso di coalizione il candidato sarebbe oggetto di trattative con gli alleati, non necessariamente di primarie.

Ora, il gioco del posizionamento strategico e delle reciproche accuse ha generato un completo ribaltamento. Il tentativo da parte della minoranza di indebolire Bersani ha portato alla continua evocazione di quel “papa straniero” di cui parlava Ezio Mauro dopo le regionali: quindi niente identificazione tra segretario PD e candidato premier. La necessità di difendersi fa fare una giravolta anche a Bersani, e così il vicesegretario Enrico Letta ieri incorona il segretario come “il candidato premier del PD”. La ciliegina sulla torta ce la mette l’Italia dei Valori. Da settimane l’IDV tenta di mettere il PD nell’angolo sfidandolo a scegliere subito un candidato, con il PD a rispondere che c’è tempo e bisogna pensare al progetto. Ora Letta lancia un candidato e questo è il commento di Massimo Donadi, raccolto dal Riformista.

Lanciare ora la candidatura di Bersani, significa indebolirla. Non è condivisa neanche all’interno del PD e manca il progetto politico attorno al quale costruire il nuovo centrosinistra.