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Pian pianino/3

Bisogna dire una cosa: il best case scenario non potrà mai realizzarsi per come era stato immaginato. L’opzione prevedeva – e già era una forzatura – che il Labour prendesse meno voti dei conservatori ma più seggi, trovandosi così a essere nuovamente il partito di maggioranza in parlamento. Non è andata così.

Le opzioni che la Gran Bretagna ha davanti sono due. La prima è quella di un’alleanza tra conservatori e liberaldemocratici, che abbia come primo ministro il candidato del partito più votato dagli elettori. La seconda è quella di un’alleanza tra laburisti, liberaldemocratici, nazionalisti scozzesi e almeno altri tre partitini (non c’è altro modo di arrivare a 326 seggi), che abbia un altro primo ministro non-eletto (come Brown) e tenga all’opposizione il candidato e il partito di maggioranza relativa. Tutto perfettamente lecito, dato che la Gran Bretagna non è una repubblica presidenziale: però continuo a pensare che non si tratti di una soluzione politicamente sostenibile, e che per quanto mi piaccia meno la prima opzione sia più giusta e fedele alla volontà degli elettori. Dopo la mossa di Brown, i conservatori hanno fatto la loro ultima offerta ai libdem, proponendo un referendum sulla legge elettorale (il Labour offre il cambio diretto della legge elettorale e una serie di altre riforme in senso proporzionale da sottoporre a referendum). La palla è nel campo di Clegg, ma alle brutte a Cameron resta una carta: il governo di minoranza.