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Raddoppiamo il numero dei parlamentari?

L’Espresso di questa settimana pubblica alcuni dati sulle presenze e le assenze dei parlamentari durante i lavori d’aula, e il quadro che ne viene fuori è in qualche modo significativo. Siamo abituati a pensare – in modo tra l’altro piuttosto fondato – che i deputati e i senatori appartenenti al centrosinistra siano tendenzialmente più presenti e assidui dei loro colleghi di centrodestra, e siamo abituati a pensarlo anche sulla base del fatto – anche questo piuttosto fondato – che gli elettori di centrosinistra siano osservatori più attenti ed esigenti dei comportamenti dei parlamentari, rispetto a chi solitamente vota a destra.

I dati di Openparlamento e Openpolis diffusi dall’Espresso raccontano invece una realtà un po’ diversa. Se la top ten dei deputati più assenti vede in cima l’onorevole Gaglione del gruppo misto e nessun esponente del centrosinistra (finché non si arriva al nono posto di Bersani e al decimo di Di Pietro), quella dei senatori assenteisti vede invece in testa Emma Bonino, che del senato è anche vicepresidente: l’incarico istituzionale le avrà certamente impedito di votare durante i suoi turni alla vicepresidenza, ma il 78 per cento di assenze è comunque un dato di una certa entità. Secondo posto al senatore Pistorio del gruppo Misto, terzo a Umberto Veronesi, capolista del Pd in Lombardia alle ultime politiche. Quarto posto per Sergio Zavoli, settimo per Franco Marini, ottavo per Vannino Chiti, nono per Felice Belisario. Sintetizzando: dei dieci senatori più assenteisti, nove appartengono all’opposizione, cinque fanno parte del gruppo del Partito Democratico.

Altrettanto eloquenti i dati sulle presenze e sui parlamentari dalla partecipazione più assidua. Nella top ten dei deputati più presenti – il primo è Ceroni del Pdl – non figura neppure un esponente dell’opposizione; tra i senatori gli unici due sono Pegorer e Fontana, entrambi del Partito Democratico.

Ora: buttate giù quelle pietre. I dati sulle presenze forniscono un colpo d’occhio notevole, ma spesso è questione di centesimi di punto percentuale: tra il primo e il decimo posto la distanza è minima. Inoltre, non è un peccato mortale il fatto che due leader di partito come Bersani e Di Pietro passino più tempo in giro per il paese che in aula. Ed è piuttosto normale che i parlamentari della maggioranza abbiano un incentivo superiore alla presenza rispetto a quelli della minoranza. Il problema però rimane, ed è un problema che ha anche molto a che fare con la comunicazione che un partito decide di dare di sé: non si può predicare “radicamento nel territorio” ogni due per tre, lamentarsi di quanto i politici siano lontani dalla gente, e poi strigliare i parlamentari che non passano abbastanza tempo in aula. I parlamentari dell’opposizione dove dovrebbero farla, appunto, l’opposizione? Dovrebbero farla in aula, nel lavoro lento e purtroppo spesso ininfluente di commissioni e sedute, oppure nel paese, visitando le fabbriche e le scuole, parlando con le persone, organizzando assemblee e manifestazioni, ascoltando gli elettori? Io non l’ho ancora capito del tutto. Rispondere “entrambe le cose” naturalmente non vale, a meno che – in nome di un riavvicinamento tra i politici e i cittadini – non vogliate proporre un massiccio ricorso ai funzionari di partito o fare una proposta inedita: raddoppiare il numero dei parlamentari.