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La via d’uscita

L’ho scritta in una discussione via email, quindi perdonate la scarsa cura e il tono sicuramente troppo assertivo.

Le persone di questo paese sono incazzate perché in questo paese niente funziona come vorrebbero e come dovrebbe, perché sono soverchiate quotidianamente da grandi e piccole ingiustizie, perché sono sovrastate e spaventate dal futuro. E quindi da diversi anni ormai votano sempre più i demagoghi e i populisti, chi solletica la loro incazzatura e si mostra comprensivo e sodale con le loro intolleranze (siano contro Berlusconi o contro gli immigrati, contro gli evasori fiscali o contro le tasse). Quindi prima Berlusconi spazza via quello che rimaneva della prima repubblica, poi la Lega al Nord spazza via Berlusconi, poi Di Pietro e Grillo spazzano via la sinistra (non solo il Pd: il Pd e tutto quello che sta alla sua sinistra). Sono incazzati, chi giustamente chi meno, e votano chi sentono rappresentare meglio questa rabbia disillusa, superficiale e cieca. Ora, da che esiste questo mondo, un elettorato incazzato non ha mai votato la soluzione al proprio problema. Mai. Anzi. I peggiori governi sono stati eletti da persone molto incazzate. Anche senza arrivare a Mussolini, la storia – che ci piaccia o no – è piena di partiti e personaggi terribili eletti e votati da persone imbufalite con «i politici corrotti che dicono e non fanno». E quando questi terribili partiti e governi non risolvono nessun problema, la gente si incazza ancora di più… e quindi li vota ancora di più. Si diventa sempre più insofferenti, verso gli immigrati o verso Berlusconi, e si vota semplicemente per quello che urla più forte e la spara più grossa: e più falliscono e più li si vota, finché non si arriva al disastro.

Ora, a parte il disastro, esiste una via d’uscita a questo circolo vizioso? Non è una domanda retorica, ed è un problema complicato. Secondo me la via d’uscita è un progetto capace di saldare l’imprescindibile componente emozionale e rivoluzionaria della politica a un progetto giusto (ho detto giusto), idealista e positivo (ho detto positivo) di cambiamento e costruzione. Non è una cosa facile, non basta volerlo fare, non basta nemmeno provarci. Credete che Kerry, o Prodi, o Bersani stesso, se ne fossero stati capaci, non l’avrebbero fatto? Veltroni cos’aveva tentato, fallendo, se non questo? Il punto è che non ne sono stati capaci. Qualcuno ne è capace, oggi? Io credo nessuno.