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Il bersaglio sbagliato

Pietro Ichino sul Corriere della Sera di oggi, su Marco Biagi e la legge 30

Sul terreno politico come su quello sindacale otto anni non sono bastati per superare il micidiale gioco sistemico di faziosità contrapposte che si scatenò quando la legge Biagi venne proposta e poi varata. Allora la maggioranza di centrodestra la presentò — falsamente— come la legge che avrebbe reso il mercato del lavoro italiano «il più libero e fluido d’Europa»; e all’opposizione non parve vero di prendere la maggioranza in parola, demonizzando quella legge come la «liberalizzazione selvaggia», lo smantellamento del sistema delle protezioni del lavoro. Poiché almeno su questo punto maggioranza e opposizione erano sostanzialmente d’accordo, l’opinione pubblica si convinse che le cose stessero proprio così. Salvo poco più tardi dover constatare che quella legge non aveva cambiato neppure una virgola della disciplina del rapporto di lavoro regolare a tempo indeterminato e non aveva creato alcuna forma di lavoro «precario» che non esistesse già prima: si era limitata a riconoscere e a regolare, più severamente di prima, rapporti di lavoro marginali già da tempo in via di crescente diffusione. Durante la legislatura prodiana, il ministro del lavoro Damiano utilizzò largamente proprio la legge Biagi per arginare gli abusi delle collaborazioni autonome. Ciononostante la maggioranza di allora cercò affannosamente qualche cosa da abrogare di quella legge, senza trovarlo; e alla fine, disattendendo l’accordo interconfederale del 23 luglio 2007 firmato da tutti i sindacati e associazioni imprenditoriali, poiché era intollerabile che la legge aborrita venisse lasciata intatta, decise di abrogarne la previsione dello staff leasing, ovvero di una forma di organizzazione del lavoro che prevede un rapporto stabile, a tempo indeterminato, con applicazione dell’articolo 18 dello Statuto. Naturalmente, il fenomeno del precariato non ne fu minimamente scalfito. Coll’individuare nella legge Biagi una delle cause principali di quel fenomeno, la vecchia sinistra ha clamorosamente sbagliato il bersaglio.