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Scopa

Sostengo da tempo una cosa a dire il vero piuttosto elementare, e cioè che non basta dirsi buoni e giusti (semplificando: di sinistra) per rendere automaticamente buone e giuste (semplificando: di sinistra) le cose che si dicono e si pensano. Una considerazione piuttosto banale che però si è resa necessaria più volte negli ultimi anni, visto che una parte rumorosa e influente della cosiddetta sinistra è finita per diverse ragioni – e spesso in buona fede – a dire o fare cose tutt’altro che di sinistra, tutt’altro che buone e giuste. Quindi mi sento molto confortato quando le cose tornano al loro posto naturale: la destra con la destra, la sinistra con la sinistra. Per esempio, ultimamente mi è successo quando ho saputo della candidatura di Pamela Villoresi nelle liste di Renata Polverini, degnissima erede di Francesco Storace nel ruolo di candidato alla presidenza del Lazio (tra l’altro la Villoresi non è affatto la prima persona sedicente di sinistra a scoprirsi all’improvviso ammiratrice di Alemanno e della destra sociale). Mi è capitato di nuovo oggi, quando ho appreso senza alcuna sorpresa che sulla riforma sanitaria statunitense Michael Moore dice più o meno le stesse cose di quegli sbarellati dei tea party.