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Scendo alla prossima

Secondo Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, il caso in corso in questi giorni tra Stati Uniti e Israele è “la peggiore crisi diplomatica dal 1975”. Intanto da qualche giorno sul sito dell’Atlantic Andrew Sullivan e Jeffrey Goldberg se le danno di santa ragione, e tutto è cominciato qualche giorno fa quando Sullivan ha postato sul suo blog questa mappa di Israele.

Come capita praticamente ogni volta che si parla di questioni così complicate e dibattute, i botta e risposta si ripetono, le tifoserie sono schierate e rumorose, la discussione si allarga a dismisura e coinvolge – oltre alla storia, la geografia, la politica – temi come la buona fede dei due interlocutori, la loro onestà intellettuale, la loro precisione nel ricordare fatti e citare fonti. Niente che non sia del tutto familiare a chiunque si sia imbarcato in discussioni del genere nella vita reale o su un blog, e ne conosce quindi il livello di sfinimento che sono in grado di generare. Così inizia l’ultimo intervento di Goldberg, che ne ha abbastanza:

Each time Andrew Sullivan writes negatively about Israel (which is to say, almost every day), my e-mail in-box becomes flooded with pleas that I respond. Sometimes I don’t, because I have other, better things, to do. But last week, after Andrew published an egregious and tendentious map meant to deny Jewish claims to virtually any of the land of Israel, I did respond, helped along by about 130 e-mails from readers who were as upset as I was that the Atlantic Magazine’s website featured such crude agitprop. I responded quickly, and angrily (even making a mistake in accusing Andrew of not attributing the map. He did, to the anti-Israel academic Juan Cole.) Then, of course, Andrew responded quickly and angrily, and I spent a good deal of time thinking of ways to respond to his response to my response. And then I realized that this is not how I want to spend my life.