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L’ultima carta

Mentre l’autore di questo blog annaspa ancora tra gli scatoloni, oggi pomeriggio Obama terrà un atteso summit con alcuni importanti esponenti dei democratici e dei repubblicani del congresso. Il tema all’ordine del giorno è la riforma sanitaria, rispetto alla quale la novità degli ultimi giorni è che la Casa Bianca ha presentato una propria proposta, che media le leggi passate alla camera e al senato e accoglie alcune storiche proposte dei repubblicani (che però fanno comunque orecchie da mercante e continuano a chiedere che la riforma sia stracciata, e basta). L’incontro può essere seguito in diretta qui, dalle 16  in poi – ora italiana.

In molti in questi giorni hanno sostenuto che la proposta di Obama arriva tardi, che la Casa Bianca doveva spendersi pubblicamente molto prima e che questo scarso impegno (del tutto immaginario e presunto, tra l’altro) sarebbe alla base della sorte avversa toccata alla riforma sanitaria. Si tratta di una posizione che secondo me non sta in piedi, e non solo perché per anni si accusò Bill Clinton di aver fatto fallire il suo progetto accentrandolo su di sé e snobbando il congresso. La riforma sanitaria era praticamente passata, e bene: il più grande e ambizioso progetto di cambiamento migliorativo del sistema dai tempi di Lyndon Johnson. A quei tempi Politico considerava il fatto di aver lasciato pubblicamente il timone della riforma al congresso come la mossa migliore dell’intera presidenza Obama fino a questo momento. Poi, semplicemente, si è perso un seggio al senato in un’elezione locale, in Massachusetts.