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Evan Bayh, senatore dell’Indiana e pezzo grosso dei democratici, ha deciso che non si ricandiderà alle elezioni di novembre. La notizia ha una notevole importanza politica: Bayh è molto popolare ed è uno dei pochi senatori democratici eletti in stati tendenzialmente repubblicani che avrebbe potuto confermare il suo seggio a novembre. Senza il suo nome sulla scheda ora per i democratici in Indiana si fa dura, anche perché la decisione è arrivata talmente tardi da rendere complicata la stessa organizzazione delle primarie, per cui il candidato con ogni probabilità sarà scelto direttamente dal partito (e si tratterà forse di un qualche semisconosciuto).

Questa decisione è inspiegabile anche per lo stesso staff di Bayh: l’annuncio è arrivato quando la campagna per la rielezione era già iniziata, mentre la raccolta fondi andava a pieno regime (erano già stati raccolti 13 milioni di dollari) e lo stesso senatore democratico aveva cominciato girare gli spot televisivi in vista della campagna elettorale. Dato il momento generale di difficoltà per i democratici, la cosa più facile da fare sarebbe attribuire questa decisione alla paura di perdere il seggio a novembre. Nel caso di Bayh, però, questa lettura sembra quanto meno improbabile: tutti i sondaggi gli attribuivano un solido vantaggio e l’ultima consultazione – di pochi giorni fa – lo vedeva almeno quindici punti sopra i suoi possibili sfidanti. Secondo me a questa storia manca ancora un pezzo, ma finché non arrivano altri dettagli la mia versione è che Bayh si è semplicemente rotto le scatole: una vita dentro la politica (suo padre contese la nomination a Carter nel 1976 e fu deputato, senatore e governatore dell’Indiana), dopo due mandati da governatore e altri due mandati da senatore aveva cercato infruttuosamente di candidarsi alla presidenza nel 2008 e qualche mese dopo si era visto soffiare per un pelo la nomina a candidato vicepresidente da Joe Biden. Magari ha deciso di cambiare vita.