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Dove si vota a febbraio

Si è già votato in Grecia, si voterà poi in Costa Rica, Anguilla, São Tomé e Príncipe, Tajikistan e Togo. L’elezione più importante di febbraio, però, è certamente il secondo turno delle presidenziali in Ucraina, con la sfida tra Yanukovich e Tymoshenko.

Il 3 febbraio il parlamento greco ha eletto il presidente della repubblica. Il presidente uscente Karolos Papoulias – storico esponente del Pasok, di cui è stato cofondatore – non aveva sfidanti ed è stato scelto per un nuovo mandato presidenziale da 266 parlamentari su 300.

Domenica 7 febbraio si vota in Costa Rica, per eleggere il nuovo presidente e rinnovare il parlamento. I candidati alla presidenza sono quattro: Laura Chinchilla, socialista candidata del partito oggi al governo e pupilla dell’attuale presidente Óscar Arias; Ottón Solís, economista liberale candidato alla presidenza per la terza volta; Otto Guevara, libertario, anche lui al terzo tentativo presidenziale; Luis Fishman, conservatore, già vicepresidente della Costa Rica ed esponente del Partido Unidad Social Cristiana, un tempo unico rivale del partito socialdemocratico e dall’introduzione del multipartitismo (2006) in crisi verticale di consensi. Guevara nelle ultime settimane è stato protagonista di una lenta rimonta ma è davvero improbabile che Chinchilla si lasci scappare la vittoria.

Sempre domenica si vota anche per il secondo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina, di cui si era parlato già il mese scorso. Il ballottaggio vede protagonisti il filo russo Viktor Yanukovich, vincitore del primo turno con il 35,3 per cento dei consensi, e Yulia Tymoshenko, attuale primo ministro di orientamento un po’ più filo occidentale, che due settimane fa ottenne invece il 25 per cento dei voti. Yanukovich dovrebbe imporsi in modo piuttosto netto ma gli occhi di tutti sono puntati su quel che accadrà dopo il voto, sia dal punto di vista dell’immediata reazione della popolazione (nel 2004 la vittoria dello stesso Yanukovich fu annullata grazie a un vasto movimento popolare, la cosiddetta rivoluzione arancione, che lamentava la presenza di brogli e scorrettezze nel processo elettorale) sia nei cambiamenti che l’esito del voto potrà apportare ai delicati e fragili equilibri geopolitici della repubblica ex sovietica.

Il 15 febbraio invece si vota nell’isola di Anguilla per rinnovare i sette membri del parlamento. In questo momento una coalizione di orientamento conservatore ha la maggioranza, avendo ottenuto 4 seggi alle scorse elezioni. A questo giro i candidati sono venti, ma la coalizione conservatrice è l’unica a presentare un candidato in ciascuno dei sette collegi in gioco. Il nuovo parlamento eleggerà poi il premier: l’attuale primo ministro Osbourne Fleming – in carica dal 2000 – non si è candidato e ha da tempo annunciato di voler lasciare gli incarichi politici.

La domenica successiva, il 21 febbraio, si vota nel microscopico stato di São Tomé e Príncipe, un arcipelago di isole al largo del Gabon. Le ultime elezioni furono molto equilibrate e vennero vinte di un soffio dal partito di opposizione al presidente Fradique de Menezes.

Il 28 febbraio si vota in Tajikistan. Il Tajikistan è il classico “stato fallito”: poverissimo, martoriato dalla guerra civile tra filorussi e filoislamici dal giorno dopo l’indipendenza fino al 1997, dal 1999 è formalmente una democrazia ma di fatto è uno stato in balia della corruzione e delle lotte fra clan. Le ultime elezioni presidenziali furono boicottate dall’opposizione al presidente Emomalii Rahmon, accusato di aver manipolato il voto. La storia dello stesso Rahmon racconta molto della vicenda del suo paese: membro delle forze armate sovietiche e della nomenklatura comunista, Rahmon diventa presidente del Tajikistan nel 1994, alla fine della guerra civile vinta dai russi; modifica la costituzione per essere rieletto infinite volte e nel 2007 decide di cambiare il suo nome. Fino a quel momento infatti si chiamava Emomali Rahmonov; poi lo scenario nell’area e nel suo paese cambia e da qui la decisione di cancellare l’-ov finale, evidentemente di origine russa, e aggiungere una i alla fine del nome di battesimo, per dargli un suono più arabeggiante. Non esistono giornali e quotidiani in Tajikistan; ci sono solo alcuni settimanali, e con l’avvicinarsi delle elezioni la situazione per i giornalisti si fa più difficile e rischiosa. Alle ultime elezioni il partito del presidente conquistò quasi la totalità dei seggi. Difficilmente stavolta accadrà qualcosa di diverso.

L’ultima domenica di febbraio si vota anche in Togo, dove le elezioni arrivano al termine di una lunga controversia sulla data e sulle regole della consultazione. L’attesa candidatura di Gilchrist Olympio, storico leader dell’opposizione, è stata annullata a causa del… mal di schiena. Un mal di schiena che ha tenuto Olympio bloccato negli Stati Uniti, dove si trovava, impedendogli di recarsi in Togo secondo i termini previsti dalla legge per sottoporsi alla visita medica necessaria per formalizzare la candidatura. Il suo partito ha accettato la decisione e ha candidato al suo posto Jean-Pierre Fabre, che quindi sfiderà il presidente uscente Faure Gnassingbé insieme ad altri cinque candidati. Olympio però ha fornito rassicurazioni sulla sua salute e ha chiesto che la sua candidatura sia valutata nuovamente, senza fare alcun riferimento alla candidatura alternativa messa in campo dal suo partito. Da qui al 28 c’è abbastanza tempo perché possa ancora accadere qualcosa.