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Poi uno dice la crisi della sinistra

Questo pomeriggio a Milano è stata presentata un’iniziativa che si chiama “Primo marzo 2010, 24 ore senza di noi”. Si tratta, in breve, di uno sciopero degli stranieri, che per una giornata incroceranno le braccia nel tentativo di «far capire all’opinione pubblica quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla nostra società». Penso che sia un’iniziativa particolarmente interessante, per una motivazione centrale e una più laterale.

La motivazione centrale è che questo degli immigrati è l’unico sciopero capace di conservare un qualche significato che vada oltre le classiche e inutili rivendicazioni corporative di questa o quella sigla sindacale. La motivazione più laterale ha a che fare proprio col rapporto dei sindacati e della stampa con questa iniziativa. Lo sciopero del primo marzo non è stato promosso da alcun sindacato, bensì da una serie di associazioni e comitati locali che ha deciso di replicare in Italia l’esperienza riuscita dello sciopero francese e si è allargata soprattutto attraverso internet. Organizzare uno sciopero di lavoratori stranieri e immigrati è un’impresa improba, proprio a causa delle ragioni che motivano lo sciopero: la maggior parte dei lavoratori extracomunitari lavora in nero, senza alcun diritto e sotto la continua minaccia dei suoi datori di lavoro, che possono sbarazzarsene senza troppi problemi. D’altra parte, però, forse bisognerebbe misurare il successo di questa manifestazione con parametri diversi da quelli consueti: non sulla base dei numeri gonfiati di una manifestazione nazionale a Roma bensì sul numero dei comitati locali, sugli effetti sulle fabbriche e sull’economia, sulla reazione dei cittadini. In ogni caso, sarebbe bello poter dire che i sindacati organizzati sono corsi a sostenere e aiutare le persone del comitato primo marzo. Non è andata esattamente così.

La Cgil ha dato una tiepida adesione annunciando però che «non proclameremo lo sciopero». Nei giorni scorsi, poi, il responsabile immigrazione della Cgil aveva detto che «pensiamo a questa giornata non come uno sciopero ma una festa per gli immigrati, da farsi però il 20 marzo». Innanzitutto, quindi, non uno sciopero ma una “festa”: metalmeccanici e studenti possono incazzarsi, i nostri amici negri ci suonino una canzone e preparino un buon couscous, che fa tanto multiculturale. Poi un’altra data. Uno si chiede: perché un’altra data? Non si può discutere di cambiare la formula del primo marzo, se non va bene? No. Le ragioni sono due. Primo: il 20 marzo è sabato ed è più facile “scioperare” e riempire le piazze (di immigrati? boh): meglio una classica e inutile manifestazione “riuscita” che l’azzardo di uno sciopero che potrebbe essere utile ma potrebbe anche essere un flop. La seconda ragione sta nel gioco di sponda che i sindacati stanno trovando con un comitato che si chiama Blacks out, dal titolo di un libro di Vladimiro Polchi, giornalista di Repubblica. Il libro di Polchi è uscito pochi giorni fa e racconta proprio di uno sciopero degli immigrati in Italia, uno sciopero che si tiene proprio… il 20 marzo. Non è un caso, infatti, se Repubblica parla esclusivamente del 20 marzo – quasi ignorato, invece, da Unità e Manifesto – e si riferisca al primo marzo solo per scrivere che

su Facebook è nato anche un altro grande comitato che propone «Un primo marzo senza immigrati», con oltre 20mila membri. Tra i due gruppi è sorto un coordinamento e si sta cercando di unificare le date».

Quell’«altro grande comitato» in realtà è stato il primo a nascere e la proposta di unificare le date di fatto è una richiesta di cancellare lo sciopero del primo marzo e convergere sulla «festa» del 20. Inoltre, «il coordinamento per unificare le due date» non è mai esistito.

Su alcuni organi di stampa è uscita oggi la notizia che il comitato Primo marzo 2010 si sarebbe unito al comitato Blacks Out all’interno di un unico coordinamento chiamato Primavera Antirazzista. La notizia ci sorprende e ci sconcerta. In tutte le occasioni di incontro (formali ed informali) con il comitato Blacks Out, è stata ribadita da parte nostra l’intenzione di mantenere una completa autonomia di azione e di principio. Siamo pronti a collaborare lealmente con chi lealmente condivide i nostri obiettivi e cioè la difesa e la tutela dei diritti civili e sociali. e di rimanere espressione della società civile. Il nostro solo collegamento strutturale è con la francese Journée sans immigrés e con gli altri comitati gemellati che stanno nascendo spontaneamente in Europa.

Lo sciopero del primo marzo è un’impresa giusta, difficile e necessaria, che sindacati e giornali della sinistra dovrebbero affrettarsi a promuovere, aiutare e sostenere, con ogni mezzo. Riusciranno i professionisti del corporativismo inefficace a rovinarla, per ragioni che poco hanno a che fare con la difesa dei diritti delle persone immigrate in Italia?