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Salviamo lo stato dallo stato

All’indomani dei fatti di Rosarno, Giuliano Ferrara aveva scritto sul Foglio delle responsabilità che lo stato – e lo statalismo, e l’assistenzialismo – hanno avuto nel generare una situazione di tale degrado.

Non è l’assenza caritatevole dello stato il responsabile del degrado di Rosarno e della sua appendice naturale di violenza, ma la presenza dello stato, invece, nella forma truffaldina dell’assistenza che diventa il brodo di coltura e il bottino della ‘ndrangheta, il grande alibi per la generale assenza di libertà e di responsabilità. Solo una ondata distruttiva e creatrice di capitalismo, con i suoi costi e ricavi, può rimettere a posto la società meridionale, che divide con gli ultimi della terra la propria infinita miseria e di tanto in tanto deve subire il dramma della loro rivolta.

La tesi è tagliata con l’accetta ma sta in piedi, per quanto bisognerebbe  distinguere la presenza dello stato nell’economia dalla presenza dello stato sul territorio. In posti come la Calabria o la stessa Sicilia la presenza invasiva dello stato nell’economia si accompagna alla latitanza e alla debolezza delle istituzioni sul territorio, generando gli effetti disastrosi che conosciamo. Due dei migliori articoli scritti su Rosarno in questi giorni – Giuseppe Salvaggiulo sulla Stampa e Roberto Rossi sull’Unità – spiegano la stessa cosa e raccontano di quante enormi responsabilità hanno l’assistenzialismo, i finanziamenti a pioggia e la mai abbastanza criticata Politica agricola comune dell’Unione europea.