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Ok, panic

Durante il discorso di fine anno, Napolitano aveva dedicato due o tre frasi alle giovani generazioni, parlando del «rischio che i giovani si scoraggino». Da mo’ che i giovani sono scoraggiati, direte voi, e infatti quando abbiamo chiesto ai lettori dell’Unità – a quelli giovani: ci sono – di raccontare un po’ delle loro vite e delle loro storie, abbiamo ricevuto il solito campionario di amarezze, rassegnazioni e frustrazioni che potete immaginare. Alcune di quelle lettere fanno da apertura al giornale di oggi, introdotte da queste mie poche righe.

È stato uno dei passaggi più marcati del discorso di fine anno del presidente della Repubblica, e a giudicare dalla quantità di reazioni e commenti che ha suscitato nei lettori del nostro sito, è stato anche uno dei più sentiti e discussi. «C’è una cosa che non ci possiamo permettere», aveva detto Napolitano, «correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un’occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro paese». Sulle pagine del nostro sito, abbiamo chiesto a questa generazione mal rappresentata e poco raccontata di parlarci del suo stato d’animo. Dei suoi desideri e delle sue paure. Sono arrivate decine e decine di messaggi, ne pubblichiamo alcuni. Ne viene fuori una fotografia impietosa e toccante, che racconta di un pezzo di Italia che soffre più degli altri dell’incapacità di questo paese di riconoscere e premiare il merito e il talento, di un mercato del lavoro strozzato dal precariato, di un’università corporativa e asfittica. Dietro la retorica degli italiani mammoni che non vogliono diventare grandi, infatti, c’è una generazione intera che non riesce a trovare un lavoro decente o ottenere un mutuo da una banca, neppure dopo anni di studio e fatica. «Certo», aveva detto Napolitano, «tanti sono purtroppo quelli che ancora si dibattono in una ricerca vana». In queste lettere ci sono soprattutto le loro parole, alcune rassegnate, altre più combattive, tutte ugualmente tristi e amare. Le parole di chi si dibatte quotidianamente tra vessazioni e sacrifici, resistendo alla tentazione di lasciar prevalere quella cosa «che non ci possiamo permettere»: lasciarsi andare e scoraggiarsi, perdere la voglia e la speranza.

(continua qui, e sul giornale di carta a pagina 4)