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Il complotto

Che Francesco Piccolo sia uno dei più lucidi e intelligenti commentatori italiani di sinistra qui lo si pensa da tempo, e infatti lo si è citato in abbondanza. Ora se n’è accorto anche il Foglio, nonché il direttore di Europa. La sua rubrica esce ogni lunedì sull’Unità, a pagina 3. Quella che segue è quella del 28 dicembre.

L’idea del complotto è immancabile ogni volta che accade qualcosa. Dall’attentato dell’11 settembre fino a Berlusconi colpito al volto, dopo qualche giorno c’è sempre qualcuno che insinua: e se fosse tutto studiato? Quindi cominciano le immagini riprese da un altro punto di vista, il sangue che non è comparso immediatamente, eccetera. Il complotto è una tesi perfetta, perché è indimostrabile, e la sua indimostrabilità è la prova dell’esistenza del complotto; la prova è che hanno fatto sparire le prove. La quantità di persone che ho incontrato in questi giorni che tendono a non escludere la tesi del complotto per il ferimento di Berlusconi, non sono poche. Hanno l’atteggiamento di chi è più furbo e intelligente di te, di chi ha capito tutto nella vita. Sono abituati a non pensare più in modo elementare, a non avere pensieri di primo grado, ma solo di secondo, terzo o quarto grado. Cioè: quello che vedi non è quello che vedi. Quello che dicono non è quello che dicono.

Le menti migliori delle ultime generazioni le abbiamo perse alla causa politica e civile che tutti noi stiamo combattendo giorno dopo giorno. Avevamo bisogno di tutti loro al nostro fianco, ma adesso sono troppo impegnati a studiare una frazione di secondo poco chiara, non dimostrabile (e per questo vera). Abbiamo perduto molte persone utili alla causa di primo grado, elementare, perché pensieri contorti hanno fatto sì che abbandonassero il campo della realtà visibile. Forse era questo l’obiettivo ultimo del complotto.