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«Mando la mail e andiamo»

Io capisco che quando a parlare di corto circuito mediatico-giudiziario sono Bondi e Ghedini si fa fatica a dar loro ascolto. E capisco pure che Piergianni Prosperini – quello dei tossicodipendenti da prendere a nerbate e i gay da torturare con la garrota – non sia esattamente il personaggio ideale verso il quale provare solidarietà. Però ieri è successo che Prosperini ha appreso del suo arresto quando i lanci di agenzia erano già in giro e una tv locale ha deciso di chiamarlo al telefono, mentre lui era a casa e non ne sapeva niente. Insomma, prima hanno mandato i comunicati stampa e poi sono andati ad arrestarlo.

(hat tip: Luca Cicca)

update: pare che mentre Prosperini era al telefono la Guardia di finanza era già nel suo studio e lo stava perquisendo. La cosa non solleva le responsabilità della procura per quel che riguarda la fuga di notizie – Prosperini non era ancora in stato di arresto, altrimenti dubito che potesse parlare così liberamente al telefono – ma fornisce qualche spiegazione alla reticenza di Prosperini nel dire dove si trovava e cosa stava succedendo