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Cose da pazzi

Uno dei problemi delle iniziative politiche volte al tentativo di cambiare le cose, è che almeno inizialmente il segmento di popolazione a cui si rivolgono è composto esclusivamente dai cosiddetti “delusi”. In mezzo a questi si trova praticamente di tutto, oltre a molto di nobile e buono: complottisti, paranoici, ossessionati, incontentabili, polemici, logorroici, matti più o meno innocui e quant’altro. Una categoria umana precisa, con i cui esemplari capita quotidianamente di imbattersi. È un problema che prescinde dalla qualità della proposta. Durante il congresso del Pd, quando sentivo parlare qualcuno visibilmente sopra le righe, dicevo a chi mi stava accanto: «Questo è della mozione Marino». Nove volte su dieci era della mozione Marino. Lo dico a scanso di equivoci: non si può fare granché per evitarlo. Se uno vuol cambiare qualcosa, è inevitabile che tra chi lo ascolta e lo sostiene ci siano quelli che si lamentano per qualsiasi cosa dalla mattina alla sera (infatti poi si lamentavano pure di Marino, troppo così e troppo colà), e generalmente questi sono ben più rumorosi e presenti e insistenti degli altri, almeno finché gli altri non riescono a metterli in ultraminoranza. Comunque, tutto questo per dire che qualcosa del genere sta succedendo anche ai promotori del No B. Day, con l’aggravante rappresentato dalla gigantesca pletora di matti e mezzi matti presenti su internet e da un modello organizzativo orizzontale che deve ancora trovare un assetto efficace.