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Se una notizia non è come vorresti, inventala

Ci sono tante balle e perle che non finiscono nella rubrica Debunking Travaglio perché frutto di un linguaggio ambiguo, talmente nascosto dietro formule allusive da rendere complicata persino una replica fattuale, perché poco si può replicare al tono inquisitorio che sostituisce la presunzione d’innocenza con la presunzione di colpevolezza fin dal primo sospetto. Raramente però quelle che finiscono nella rubrica sono spudorate, clamorose e sfacciate come quella che Marco Travaglio scrive oggi in prima pagina sul Fatto.

Oggi Travaglio ha scritto questa cosa: “Indimenticabile la scena di due primavere fa, quando il noto senatore di Corleone (Renato Schifani, ndb) fu candidato alla presidenza del Senato e il PD, non trovando uno statista del suo calibro da contrapporgli, si astenne sul suo nome (mentre Di Pietro votava Borrelli) e lo applaudì appena eletto”.

In realtà, la storia andò un po’ diversamente: il PD votò scheda bianca e l’Italia dei Valori pure. Lo statista del calibro di Schifani non fu trovato dal PD, ma, evidentemente, nemmeno dall’IdV. Che infatti applaudì il neoeletto presidente del Senato al pari degli inciucisti veltroniani.

Quanto a Borrelli non poteva essere votato da Di Pietro né da altri per il semplice motivo che non era, e non è, senatore.