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Parole in libertà

«Duecentocinquantamila persone hanno aderito alla manifestazione spontanea indetta dal popolo della rete». Con queste parole, più o meno, giornali e siti internet hanno parlato del No Berlusconi Day, la manifestazione
indetta per il 5 dicembre allo scopo di chiedere le dimissioni del presidente del consiglio. Una formula che contiene al suo interno tutte le caratteristiche di questa manifestazione sicuramente atipica, nonché le sue possibili insidie.

Duecentocinquantamila sono le persone che su Facebook si sono dichiarate “fan” della manifestazione. Ci sono poi decine di altre pagine locali che vedono a loro volta la partecipazione di centinaia di persone, una pagina per ciascuna delle città, italiane e non, che ospiteranno la mobilitazione. È quindi impossibile calcolare il numero esatto di coloro che stanno facendo circolare l’invito a scendere in piazza, così come è impossibile prevedere quanti di questi clic si trasformeranno in persone che sfileranno fisicamente per le strade il 5 dicembre. Scrive Emanuele: «Questa è un’operazione reale o virtuale? È da tempo che attendo risposte da chi amministra la pagina e invece tutto tace. Amministratori, organizzatori… ci siete?».

In ogni caso, è alquanto improbabile che dal punto di vista della partecipazione la manifestazione del 5 dicembre possa deludere le attese. Non bastassero il clima generale di rivolta nei confronti del centrodestra e la grande mole di persone che sta facendo circolare l’appello su internet, diversi partiti hanno annunciato la loro adesione e il loro sostegno concreto alla manifestazione. La cosa ha creato qualche borbottio tra i promotori dell’evento, descritto orgogliosamente come «apartitico». In molti temono infatti che questo o quel partito possa mettere il cappello sulla mobilitazione, tanto che Antonio Di Pietro – che più o meno un anno fa aveva indetto una manifestazione simile a questa per toni e contenuti, il «No Cav Day» – si è trovato costretto a una frettolosa precisazione riguardo il ruolo dell’Italia dei Valori: «La nostra vuole essere una partecipazione attiva ma ribadisco che la promozione della manifestazione è e resta della Rete. Scusate per l’equivoco». In tanti su Facebook chiedono addirittura di non portare bandiere di partito. Chissà se li ascolteranno.

«Popolo della rete» è un’espressione evocativa e probabilmente un po’ abusata che viene tirata in mezzo ogni volta che si discute di qualcosa successo su internet, sia questo un video particolarmente divertente trovato su Youtube, un gruppo controverso su Facebook o l’organizzazione di una manifestazione come questa. Si tratta in realtà di fenomeni molto diversi tra loro e la banalizzazione dell’espressione «popolo della rete» rischia di generare confusione, specie se utilizzata per dare una qualche lontana omogeneità a cose che omogenee non sono. Dietro il «popolo della rete», in fin dei conti, ci sono semplicemente persone. Il 5 dicembre tante di queste sperano di dimostrarlo al resto del paese.

(per l’Unità di oggi, pagina 11)