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L’altra Italia

Alcuni la definiscono un’Italia fuori dall’Italia: sono circa sessanta milioni e sono le persone di nazionalità italiana sparse per il mondo. Quattro milioni di queste sono iscritte all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e il centrosinistra ha in qualche modo un debito nei loro confronti. Fu proprio grazie al loro voto, infatti, che alle elezioni politiche del 2006 l’Unione conquistò una risicata maggioranza al Senato. Sebbene i risultati e le conseguenze di quell’esperienza di governo siano ancora oggetto di discussione, così come l’opportunità di far votare persone che mantengono con la patria un legame quasi esclusivamente affettivo, quella circostanza fu certamente utile per portare alla luce l’esistenza di una comunità che per quanto lontana desidera dire la sua, anche nei partiti. Il Partito Democratico, infatti, possiede circoli in quasi ogni paese del mondo e il dibattito congressuale ha coinvolto anche migliaia di persone fuori dai confini del paese.

«Solo in Europa ai congressi hanno votato circa ottocento iscritti», racconta Riccardo Spezia, presidente del Pd di Parigi. «Se in Belgio e in Germania la presenza della comunità italiana risale a decenni fa, le altre capitali europee sono state invase negli ultimi anni dai cosiddetti “cervelli in fuga”: persone che scappano da un paese che premia solo parenti e conoscenti». Spezia è candidato alle primarie nelle liste per Marino, ma in un collegio calabrese. «Un po’ per le mie origini, ma soprattutto perché è da regioni come quella che partono ogni anno centinaia di giovani costretti a cercare fortuna altrove». Se c’è un tratto che accomuna tutti i militanti democratici residenti oltreconfine, infatti, è il desiderio di dare comunque un contributo per migliorare la vita del loro paese. «Cerchiamo di fornire un punto di vista europeo ai problemi dell’Italia, attraverso incontri, dibattiti e magari anche la scrittura di proposte di legge», dice Davide Prandi, residente a Bruxelles e sostenitore di Bersani. In altre realtà, caratterizzate da un’immigrazione meno recente, i circoli del Pd aiutano le persone a mantenere un contatto con l’Italia, lavorando a stretto contatto con la Cgil, le Acli e i patronati. «Facciamo un grande lavoro sulle radio in lingua italiana», racconta Clelia Vedovati, italiana residente in Uruguay e sostenitrice di Franceschini. «Ci diamo da fare in vista delle primarie».

Il 25 ottobre, infatti, ci saranno seggi aperti in tantissimi paesi, dall’Argentina agli Stati Uniti, dal Brasile alla Germania, dalla Svizzera alla Tunisia. Per tutti gli altri sarà possibile votare direttamente su internet, registrandosi sul sito del Pd entro il 23 ottobre. Non proveranno l’esperienza della fila fuori dal gazebo ma affolleranno comunque il sito del Pd, e magari si sentiranno un po’ più a casa.

(per l’Unità di oggi, pagina 8)