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Io ve l’ho detto

Durante i congressi di circolo, durante le assemblee, durante le discussioni e le chiacchierate sullo stato del Pd e sul suo futuro, uno dei temi più discussi è quello delle alleanze. A un primo sguardo sembrerebbe che non ce ne sia bisogno. Tutti e tre i candidati alla segreteria del Pd, infatti, rispondono alla questione con tono perentorio e più o meno nello stesso modo. Sintetizzo: «È finito il tempo delle armate brancaleone unite solo dall’essere contro Berlusconi. Le alleanze si fanno con chi ha obiettivi comuni, con chi vuole cambiare il paese!». Potrebbe bastare questo per chiudere la questione, no? E invece la domanda continua a essere posta, la discussione rimane aperta. Probabilmente c’entra il fatto che quando si mise insieme quel circo chiamato Unione, nessuno disse che si trattava di un’alleanza sgangherata unita solo dall’antiberlusconismo, che si sarebbe sbriciolata dopo pochi mesi. Anzi,  si diceva che quella era l’alleanza che avrebbe cambiato il paese, sulla base di un programma condiviso (e che programma), eccetera eccetera. Ma forse c’entra anche l’ambiguità di qualche candidato nell’andare oltre la risposta di circostanza di cui sopra. L’unico che ogni tanto ci prova è Letta, col suo linguaggio in codice («il modello Dellai») ma in realtà anche Bersani da qualche tempo inizia a usare questa formula

«Voglio unire le forze di opposizione»

che è evidentemente l’opposto di quanto sopra, delle alleanze sui programmi e via dicendo. Ora, unire le forze di opposizione? Sicuri che dietro questa banalità si celino cose particolarmente buone o diverse da quanto purtroppo abbiamo già visto? Il fatto che si tratta di «forze di opposizione» a Berlusconi garantisce che ci si possa fare delle cose insieme, che si sia d’accordo sul paese da costruire? Davvero siamo ancora a parlare di questo? Certo, si dirà che stavolta si tratterà di un’alleanza seria con un programma chiaro, ma anche all’epoca dell’Unione si diceva la stessa cosa, salvo il fatto che l’iceberg fosse già lì in bella vista. Ecco, io credo seriamente che corriamo il rischio di ritrovarci lì, nel giro di qualche mese. L’iceberg ha ricominciato a fare capolino.