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Quattro cose sul lodo Alfano

Capisco la baldoria ma mi sembra che qualcuno si stia facendo prendere la mano.

Primo. Chiedere le dimissioni di Berlusconi non ha senso. Non solo per ragioni di opportunità (non le dà, e a urlare «dimissioni!» ogni due per tre si diventa poco credibili, o si diventa Di Pietro. Se le dà, vince di nuovo) quanto soprattutto per ragioni di legittimità politica. Non è giusto, plain and simple. Un governo non si dimette perché una sua legge viene definita incostituzionale. Non esiste nessun appiglio politico, storico né tantomeno giuridico per sostenerlo. Un governo si dimette se la sua maggioranza non lo sostiene più, o se il suo capo decide che non esistono più le condizioni politiche per andare avanti. Berlusconi ha una maggioranza parlamentare, la maggioranza parlamentare ha il consenso della maggioranza del paese, esistono tutte le condizioni per andare avanti. La Corte Costituzionale serve a questo: a dirimere le questioni sulla costituzionalità delle leggi. Se un governo che vara una legge incostituzionale fosse costretto alle dimissioni, i costituenti ce l’avrebbero fatto trovare scritto da qualche parte. Se non c’è scritto un motivo c’è, ed è che è una cazzata.

Secondo. Dire che allora Napolitano non doveva firmare la legge non ha senso. Il controllo sulla costituzionalità delle leggi, dice la Carta, spetta alla Corte Costituzionale. Fine della storia. Il presidente ha tra i suoi poteri quello di rinviare la legge alle camere, e la Costituzione – volutamente – non è chiara sugli estremi della questione: in generale, il rinvio serve a invitare le camere a rivedere il testo e a prendere tempo per riflettere sui contenuti della legge in questione. Nel messaggio che motiva il rinvio possono essere segnalati i rilievi più svariati, ma il controllo sulla costituzionalità delle leggi lo fa la Corte Costituzionale, che è stata inventata apposta. Poi, anche qui, potremmo discutere dell’opportunità politica di un rinvio, e chiederci se sarebbe stato bene o male per il nostro paese e per la democrazia avere già da un anno a questa parte un presidente della repubblica delegittimato dal parlamento e non riconosciuto dal governo.

Terzo. Se, per assurdo, lo scellerato referendum sul lodo Alfano si fosse celebrato prima della sentenza della Corte, oggi avremmo ancora il lodo Alfano. Così come ci teniamo la legge 40 grazie alla più folle delle consultazioni referendarie. Questo per dimostrare, per l’ennesima volta, quando sia dannoso e pericoloso un certo populismo parassitario e strumentale, e quanto possa essere catastrofico decidere cosa fare in politica ascoltando la pancia e non la testa. Chi preferisce la pancia vada allo stadio. La politica è una cosa troppo importante per farsi dare la linea da un comico.

Quarto. La bella notizia di ieri non cambia molto, per le sorti del paese. Non ci saranno ribaltoni, non ci saranno dimissioni, non ci saranno crolli nel consenso del premier e della sua maggioranza. Non per questo motivo, almeno: non sarà così facile. Questa cosa qui è già successa, identica, nel 2004, e sappiamo com’è andata a finire. I processi sono andati avanti, Ghedini s’è dato da fare, e non è cambiato nulla. Per liberarci di Berlusconi la strada è sempre e solo una: prendere un voto più di lui. La festa è finita ieri sera, è il caso di rimetterci al lavoro.

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