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Daje!

Alcuni l’hanno definito “il discorso che varrà l’intera presidenza”, altri tentano di abbassare le aspettative, considerato l’agosto infernale dei democratici statunitensi. A poco più di nove ore dal discorso di Obama al congresso sulla riforma sanitaria, però, buona parte dei commentatori non nasconde un certo ottimismo.

“Ci sono democratici”, si chiede Mark Ambinder sull’Atlantic, “che prima di agosto avrebbero votato sì alla riforma e ora hanno cambiato idea? No. Anche il dibattito sull’opzione pubblica è stato utile, perché ha offerto qualcosa da sacrificare. Aver trasformato nella linea Maginot qualcosa che comunque non è mai stata una condizione necessaria alla riforma ha inizialmente galvanizzato i repubblicani, ma è diventato poi lo strumento con cui i centristi hanno manifestato la propria indipendenza (soprattutto per far contenti i propri elettori) senza rigettare l’intera riforma”.

Insomma, la partita è aperta. Secondo Jonathan Cohn su The New Republic, “la cosa più probabile è che alla fine una riforma significativa venga approvata, specie se Obama farà un buon discorso mercoledì notte”. Lo stesso ottimismo è ribadito da Sheryl Gay Stolberg sul New York Times. “Nonostante le tensioni tra liberal e centristi, c’è un vasto consenso tra i democratici riguardo la grandissima parte della legislazione. Quattro delle cinque commissioni congressuali che hanno lavorato alla riforma hanno già approvato un testo, e ognuno di questi garantisce a tutti gli americani la copertura sanitaria e prevede l’erogazione di sussidi governativi per chi non può prmetterla. Ognuno di questi testi obbligherebbe le compagnie assicurative a vendere polizze a tutti i cittadini, anche a quelli già affetti da gravi patologie, e impedirebbe loro di annullare la copertura di chi si ammala. Rimane la commissione del senato, ma anche lì sono stati fatti notevoli passi avanti. Il presidente della commissione Max Baucus dice di essere vicino a un accordo complessivo. Il senatore Nelson, uno dei più centristi, ha dato la sua disponibilità a un compromesso. La senatrice Snowe, una repubblicana il cui voto avrebbe un’importanza fondamentale, è coinvolta nei negoziati, che potrebbero coinvolgere altri senatori repubblicani”.

“Nonostante quanto accaduto in agosto, i sondaggi continuano a essere favorevoli alla riforma. Per i democratici, poi, agire è un imperativo. Tutti hanno vivo il ricordo di quello che accadde nel 1994, quando il fallimento legislativo di Clinton li portò alla disastrosa sconfitta nelle elezioni di metà mandato”.

(per Internazionale)