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Sudamerica all’italiana

Secondo Ignacio Coló, sul quotidiano argentino La Nación, l’ondata di rinnovamento nella politica sudamericana si è bruscamente arrestata. “L’uruguaiano José Mujica ha più di settant’anni, quaranta dei quali passati in politica, e contenderà la poltrona di presidente all’ex capo dello stato Luis Alberto Lacalle. Eduardo Frei, già presidente del Cile negli anni novanta, medita di candidarsi ancora. Gli stessi Alan García in Perú, Daniel Ortega in Nicaragua e Oscar Arias in Costa Rica sono vecchi lupi della politica latinoamericana, appure occupano ancora la prima linea nei propri paesi”.

Coló non risparmia nessuno. “Nella regione andina, Hugo Chávez, Alvaro Uribe, Evo Morales e Rafael Correa governano praticamente senza opposizione e non fanno mistero di voler rimanere ancora al potere, anche attraverso l’approvazione di alcune controverse riforme costituzionali”. Alla base di questo fenomeno non ci sarebbero solo la presenza di queste figure carismatiche e il disinteresse verso la politica delle giovani generazioni, ma anche l’assetto dei partiti politici. “Sia in Cile che in Uruguay, per esempio, i partiti e i loro apparati dettano le regole nel gioco. È necessario molto tempo perché un giovane possa aprirsi una strada tra la vecchia burocrazia del partito, e questo ha favorito la crescente mediocrità delle classi dirigenti”.

Non è un caso, quindi, che l’unica sorpresa della campagna elettorale cilena non provenga dai partiti tradizionali. “Non ha molte speranze di vittoria, ma Marco Enríquez Ominami, 36 anni, non smette di crescere nei sondaggi e gode di un consenso sempre maggiore, specie da parte di quei giovani che non si riconoscono né nella Concertación né nella Coalizione per il cambiamento”.

(per Internazionale)