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Dove si vota a settembre

Le elezioni più importanti del mese di settembre avranno luogo in Europa: Norvegia, Germania e Portogallo rinnovano i loro parlamenti e si daranno quindi un nuovo governo. Altre tornate elettorali si terranno a Vanuatu, in Svizzera, a Macao, in Aruba, in Somaliland, in Madagascar e in Moldavia.

Ieri il parlamento di Vanuatu, un arcipelago del sud pacifico, ha eletto Iolu Abil come nuovo presidente dello stato. Succede a Kalkot Mataskelekele, in carica dal 2004.

Il 14 settembre invece si vota per le elezioni parlamentari in Norvegia. La coalizione di centrosinistra oggi al governo, composta dal Partito laburista del primo ministro Jens Stoltenberg, dalla Sinistra socialista e dal Partito di centro, è data in leggera difficoltà dai sondaggi, ma l’opposizione non sembra essere in grado di approfittarne. Il Partito liberale, i Cristianodemocratici e il Partito progressista e il Partito conservatore, infatti, non sono ancora riusciti a formare una coalizione unitaria e se andranno separatamente alle elezioni finiranno con ogni probabilità per riconsegnare il governo all’attuale maggioranza.

Il 16 settembre la Svizzera elegge il suo Consiglio federale, l’organo esecutivo composto da sette membri che rappresenta la più alta autorità del paese. I consiglieri federali sono eletti dal parlamento e la carica di presidente è ricoperta ogni anno da un consigliere diverso, a rotazione. La carica di capo dello stato non spetta al presidente bensì all’intero consiglio: per questo si è soliti definire il Consiglio federale svizzero come l’unico organo di governo direttoriale esistente. Recentemente però, riferisce GenevaLunch, si è aperta una discussione sulla possibilità di estendere la durata del mandato presidenziale, arricchendo la carica con la delega agli affari esteri.
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Il 20 settembre tocca a Macao eleggere dieci membri del proprio organo legislativo. Gli altri diciassette seggi sono di nomina esterna, essendo Macao una regione amministrativa speciale della Repubblica popolare cinese. I democratici della New democratic Macau association dovrebbero essere nuovamente i più votati.

Il 25 settembre si vota in Aruba, isola sotto il protettorato olandese nel mar dei Caraibi, a nord del Venezuela. Si rinnovano i ventuno seggi del parlamento e i socialdemocratici del Mep dovrebbero essere confermati come maggioranza.

Il 27 settembre saranno chiamati alle urne i cittadini tedeschi, per le elezioni federali in Germania. Dal 2005 il paese è governato dalla grande coalizione composta da cristianodemocratici e socialdemocratici, guidata da Angela Merkel. Appare sempre più probabile la formazione di una maggioranza di centrodestra formata dalla Cdu e dai liberali del Fdp; qualora però dovesse confermarsi il calo di consensi della Cdu, testimoniato dai sondaggi e dai risultati delle ultime elezioni regionali, rimarrebbero in piedi le possibilità di un’alleanza tra Spd e Verdi, nonché una riedizione dell’attuale grande coalizione. Una soluzione che, secondo il Wall Street Journal, potrebbe non dispiacere all’attuale cancelliere. “Alcuni sostengono che in fin dei conti Angela Merkel preferisca il rapporto con la Spd a quello con il Fdp. Durante gli ultimi quattro anni Merkel ha trasformato la Cdu in una sorta di Spd light: l’alleanza coi socialdemocratici le ha permesso di farsi perdonare l’impronta poco conservatrice e liberista del suo governo e, anzi, ha finito per avvantaggiarla, dandole il merito di aver evitato una deriva statalista ancora più marcata”.

Sempre il 27 settembre si vota in Portogallo. Il Partito socialista guidato dal premier José Sócrates è impegnato in un testa a testa con i cristianodemocratici del Psd, che candidano al ruolo di primo ministro l’economista Manuela Ferreira Leite. Uno dei temi al centro della campagna elettorale è la legislazione sulle coppie di fatto, che prevede l’estensione alle coppie di conviventi degli stessi diritti delle coppie sposate. La legge, approvata per ben due volte dal parlamento, è stata rigettata entrambe le volte dal veto del capo dello stato, il democristiano Aníbal Cavaco Silva.

Domenica 27 settembre sarà chiamato alle urne anche il Somaliland, per le sue elezioni presidenziali. Il Somaliland, ex Somalia inglese, è uno stato ancora non riconosciuto internazionalmente che comprende alcune regioni autonomiste del nord della Somalia. La data delle elezioni, inizialmente fissata per marzo, è stata più volte rinviata a causa dell’instabilità della regione e non è ancora certa. I partiti dell’opposizione, infatti, hanno annunciato nei giorni scorsi che boicotteranno il voto, per protestare contro la decisione dell’attuale presidente Dahir Riyale Kahin di espellere dal paese un’organizzazione che stava collaborando alla registrazione degli elettori e al percorso di democratizzazione.

L’ultimo voto del 27 settembre è un referendum, ancora in Svizzera. Due i quesiti che saranno sottoposti agli elettori: l’accettazione di un piccolo e temporaneo aumento dell’Iva allo scopo di continuare a finanziare le pensioni di invalidità, e la rinuncia all’iniziativa popolare generica, ritenuta inattuabile dal Consiglio federale.

Durante il mese di settembre, poi, dovrebbe avere luogo in Madagascar un referendum costituzionale. Il presidente golpista Andry Rajoelina, giunto al potere dopo aver deposto il presidente eletto Marc Ravalomanana, ha annunciato una consultazione sulla nuova costituzione del paese, in attesa delle elezioni fissate per l’ottobre del 2009.

L’elezione indiretta del presidente moldavo, già prevista in agosto, dovrebbe finalmente avere luogo questo mese, mettendo fine a una fase di stallo che dura fin da aprile. Se anche questo tentativo andrà a vuoto, potrebbero rendersi necessarie delle nuove elezioni parlamentari, per le quali però bisognerebbe aspettare fino al 2010.

(per Internazionale)