Elettori della domenica

Domenica 30 agosto gli elettori di Gabon e Giappone saranno chiamati alle urne per eleggere, rispettivamente, il presidente e il parlamento.

Nel caso del Gabon, il risultato delle elezioni presidenziali sembra essere certo: il vincitore sarà Ali Bongo, figlio dell’ex presidente Omar Bongo, in carica ininterrottamente dal 1967 fino alla sua morte, risalente allo scorso giugno. Bloomberg fornisce un quadro piuttosto preciso dei candidati in campo e delle conseguenze del voto, dedicando particolare attenzione alla situazione economica del paese: “Oltre a essere un grande produttore di petrolio, il Gabon è anche il quarto produttore mondiale di manganese, che è usato nell’industria dell’acciaio, ed esporta una grande quantità di legnami”. I candidati attualmente in corsa sono undici, ma nessuno ha dubbi sulla vittoria di Bongo, anche perché i funzionari dello stato sono tutti stati nominati dal suo partito, unico esistente in Gabon. “Diversi esponenti dell’opposizione”, riporta News24, “sono concordi nel sostenere che i risultati sono già scritti e che Ali Bongo è sicuro di succedere a suo padre”. Benché sia certo della vittoria, però, Bongo potrebbe non ottenere un risultato schiacciante. Con undici candidati ancora in corsa e una legge elettorale che assegna la vittoria a chiunque abbia un voto in più degli altri in un unico turno, “c’è il rischio che il presidente venga eletto da una minoranza degli elettori” e questo porti a ulteriore instabilità nel paese, nota il Wall Street Journal.

In Giappone, invece, le elezioni dovrebbero segnare l’arrivo al potere del partito democratico dopo un’epoca di dominio dei liberaldemocratici. In campagna elettorale, fa notare il New York Times, è emerso uno scontro tra i due principali partiti con al centro le politiche ambientali. “Il partito liberaldemocratico è visto come uno stretto alleato del settore industriale. Gli ambientalisti hanno bollato come ‘deboli’ i loro obiettivi a medio termine, solo leggermente più ambiziosi degli impegni presi dieci anni fa nel quadro del protocollo di Kyoto. Al di là di un aumento dell’offerta di energia rinnovabili e la riduzione delle tasse per le auto ibride, il loro programma offre pochi dettagli su come raggiungere i loro obiettivi. I democratici, invece, vogliono ridurre le emissioni del 25 per cento e aumentare il ricorso alle energie rinnovabili fino al 10 per cento del fabbisogno totale del Giappone entro il 2020″. Il probabile prossimo primo ministro, Yukio Hatoyama, è descritto dal Daily Telegraph: “I suoi critici pensano che le sue idee abbiano la consistenza di un gelato al sole, ma Hatoyama ha l’abitudine di parlar chiaro”.

(per Internazionale)