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Giù le mani

Durante l’estate del 2009 è successo che Romano Prodi – il leader del governo più impopolare e fallimentare della seconda repubblica, l’uomo che era riuscito a far rivincere le elezioni a Berlusconi dopo cinque anni di disastri, se non era per una botta di culo di cui bisogna ringraziare Tremaglia, e poi lo ha resuscitato – ha scritto un editoriale sul Messaggero sostenendo che il problema della sinistra italiana sia stato aver scimmiottato troppo Tony Blair. Mi pare che si tratti, oltre che di una bestemmia, di una conclamata scemenza: dalla piena occupazione a un decennio di floridità economica, dalle vittorie accatastate l’una sull’altra alla fine dei condizionamenti da parte dei sindacati, dalle adozioni a single e gay alle civil partnership, dagli investimenti su scuola e sanità all’autonomia di Scozia e Galles, per non parlare di bazzecole tipo la pace in Irlanda del Nord, dall’esperienza di governo di Blair la sinistra italiana non ha scimmiottato un bel niente. Magari. Anche Blair fece i suoi errori, ci mancherebbe, ma Prodi sbaglia completamente mira e forse, dal basso dei risultati che ha ottenuto nella sua ultima esperienza di governo, avrebbe fatto meglio a essere più accorto e non aggrapparsi al più scontato dei cliché.