Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Dove si vota ad agosto

Il mese di agosto vede in Afghanistan e in Giappone gli importanti appuntamenti elettorali di maggiore rilevanza. Si vota anche nelle isole Comore, in Niger, in Gabon e in Moldavia, oltre che per un interessante referendum in Nuova Zelanda.

Il 2 agosto si è votato per le elezioni legislative nelle isole Comore, pochi mesi dopo il referendum costituzionale che ha abolito il limite di due mandati presidenziali consecutivi e modificato l’assetto istituzionale dello stato. I risultati non sono ancora noti.

Ieri, invece, si è votato per un referendum costituzionale in Niger. L’obiettivo del referendum era dichiarare chiusa la quinta repubblica e approdare alla sesta, grazie a una nuova costituzione di stampo presidenziale che avrebbe, tra l’altro, abolito il limite di due mandati per la presidenza e concesso quindi al presidente Mamadou Tandja, già al potere da dieci anni, di ricoprire ancora la carica di capo dello stato. Non sono mancate le polemiche e le proteste, specie quando – in seguito a un parere della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il referendum – Tandja ha aperto una crisi istituzionale, congedato il parlamento e sciolto la stessa corte. “Anche se gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno condannato le azioni di Tandja”, sostiene il New York Times, “gli analisti sostengono che i suoi accordi petroliferi con la Cina e il sostegno del dittatore libico Gheddafi lo rendono praticamente invulnerabile alle minacce occidentali”. Le forze dell’opposizione, i sindacati e le ong hanno deciso di boicottare il voto, il cui risultato definitivo sarà noto tra qualche giorno. Il 20 agosto si dovrebbe votare per il nuovo parlamento, il cui assetto evidentemente dipenderà dall’esito dei referendum.

Il 20 agosto si vota per le elezioni presidenziali in Afghanistan. L’attuale presidente Hamid Karzai, vincitore delle prime elezioni democratiche della storia del paese, cerca la rielezione; i suoi principali sfidanti sono Abdullah Abdullah, medico, candidato indipendente, già ministro degli esteri, e Ashraf Ghani, già ministro delle finanze e apprezzato politologo, in passato in corsa per succedere a Kofi Annan alla guida dell’Onu. Secondo Time, “Abdullah si è posizionato non come un anti-Karzai bensì come un Karzai alternativo, offrendo le stesse promesse di pace, sicurezza e stabilità ma con una faccia pulita dalla accuse di corruzione che hanno logorato la figura dell’attuale presidente. Il vero anti-Karzai in realtà è Ashraf Ghani, la cui campagna è pragmatica e intelligente, persino troppo intelligente, secondo alcuni”. Le elezioni arrivano in un momento di grande instabilità del paese e durante la più massiccia offensiva militare statunitense contro i taliban dal 2001 a oggi. Si temono quindi violenze e intimidazioni prima, durante e dopo il voto.

Il 21 agosto, invece, si chiudono le urne neozelandesi. Il voto era iniziato il 31 luglio e vede all’ordine del giorno un quesito referendario piuttosto interessante, sull’utilizzo delle punizioni corporali in famiglia: “Deve o no essere reato dare uno schiaffo ai propri figli durante un rimprovero?”. L’opinione pubblica si è divisa tra sì e no, e sebbene tutte le organizzazioni a tutela dell’infanzia siano favorevoli all’introduzione del reato, secondo i sondaggi il fronte del no è destinato a stravincere. La questione è molto dibattuta anche in Europa. Al momento, in Spagna e in Germania le punizioni corporali sono proibite, in Italia e in Regno Unito sono proibite a scuola ma consentite in casa, mentre in Francia e Slovacchia sono consentite anche a scuola.

Il 30 agosto si vota per le elezioni presidenziali in Gabon. Al presidente Omar Bongo, morto lo scorso giugno e al governo dal 1967, succederà con ogni probabilità suo figlio Ali Bongo. Poche le possibilità dei candidati indipendenti, secondo Afrik. “Correre come indipendenti equivale a non correre affatto. Il partito di governo, unico partito presente in Gabon, ha il totale controllo delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione. Una situazione che certo non favorisce chi ha la necessità di farsi conoscere in così poco tempo. Inoltre gli sfidanti di Bongo hanno lasciato i loro incarichi governativi, compreso l’ex primo ministro Jean Eyeghe Ndong, mentre Bongo non ha lasciato l’incarico di ministro della difesa”, che gli garantisce il controllo dell’esercito.

Sempre il 30 agosto, elezioni politiche in Giappone. I liberaldemocratici del primo ministro Taro Aso sembra essere atteso da una sonora sconfitta a opera dei democratici di Yukio Hatoyama, che con ogni probabilità sarà il prossimo capo del governo. “I liberaldemocratici si sono resi protagonisti di rimonte miracolose in passato”, racconta l’Economist, “ma stavolta le loro possibilità di vittoria sono compromesse dalla fortissima contrazione dell’economia e dall’assoluta mancanza di leadership, ben rappresentata dai quattro premier che si sono succeduti negli ultimi quattro anni. Non che i democratici siano garanzia di efficienza: ne fanno parte socialisti, socialdemocratici ed ex liberaldemocratici. Dovessero vincere, far andare tutti d’accordo sarà già una bella impresa”.

Durante il mese di agosto, poi, il neo eletto parlamento moldavo dovrà eleggere un nuovo presidente. I comunisti sono stati sconfitti ma oggi l’opposizione non può contare sul numero di seggi necessario a raggiungere il quorum richiesto. La situazione di stallo iniziata lo scorso aprile potrebbe quindi proseguire ancora.

(per Internazionale)