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L’ultimo passo

Strozzato dalla crisi economica, dalla crescente impopolarità, dalla debolezza della propaganda anti-Usa e dal crollo del prezzo del petrolio, a Chávez non rimane che passare alle cattive maniere e annullare la libertà di espressione nel proprio paese. È l’ultimo passo: quando questa legge passerà il Venezuela diventerà ufficialmente una dittatura, con buona pace dei nostalgici ammiratori del caudillo. Lo racconta bene il País di oggi.

Il pubblico ministero Luisa Ortega Diaz ha presentato ieri in parlamento una legge che permetterà al governo di Hugo Chávez di punire con pene da sei mesi a quattro anni di carcere tutti i mezzi di comunicazione che divulgano informazioni che possono minacciare “la stabilità delle istituzioni statali”, “la pace sociale, la sicurezza e l’indipendenza della nazione”, la “salute mentale”, la “morale pubblica”, l'”ordine pubblico” o anche solo generare “senso di impunità e di insicurezza” tra la popolazione. Tutti i cittadini, compreso il pubblico ministero, potranno essere puniti con la futura legge: giornalisti, editori, professori, produttori, artisti e chiunque altro esprime le sue idee con qualsiasi mezzo di comunicazione.

L’articolo 5 della legge è particolarmente duro e punisce il reato di “diffusione di notizie false” che provocano “grande disturbo alla quiete pubblica” o “pregiudicano gli interessi dello Stato”. Le stesse pene sono riservate a coloro che “manipolano” o “falsano” le notizie “per generare una falsa percezione dei fatti o creare gruppi di opinione nella società”. La proposta di legge non stabilisce quale agenzia è responsabile della definizione della verità o falsità di una notizia, o il grado di manipolazione necessario perché si configuri il reato o di false dichiarazioni di una storia. Negli ultimi anni tale mansione è stata assolta – senza che alcuna legge lo obbligasse a farlo – dal ministero delle comunicazioni. Inoltre, è proibita la pubblicazione di articoli anonimi o sotto pseudonimo, e anche per questo reato è prevista la carcerazione.

Una settimana fa il presidente Hugo Chávez aveva ordinato al parlamento di approvare entro il 2010 una serie di leggi “rivoluzionarie” e di abrogare quelle “controrivoluzionarie” che impediscono il progresso del socialismo. “Leggi rivoluzionarie e inesorabili”, ha chiesto Chávez, “per completare la demolizione delle vecchie strutture dello stato borghese e creare nuove le strutture dello stato del proletariato bolivariano”. La legge speciale sui “crimini mediatici” è una di queste.