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Balle dell’estate

Sull’ultimo numero dell’Espresso, Marco Travaglio ha scritto del tesseramento del Pd, commentando così:

Divisi sulle future poltrone, dalemiani e veltroniani hanno ritrovato comunque una mirabile unità […] nel chiudere le porte delle primarie e persino del tesseramento a Beppe Grillo, in nome del sacro testo dello Statuto. Che però esclude soltanto “le persone iscritte ad altri partiti politici” (art. 2, comma 8). E Grillo non lo è. Ma lo Statuto del Pd è piuttosto elastico: si applica ai nemici (o presunti tali) e si interpreta per gli amici. E’ stata appena accolta nel Pd Alessandra Guerra, ex governatora del Friuli per la Lega Nord…

Messa così, uno pensa che ci sia una norma nello statuto che impedisca di iscriversi a chi ha militato in passato per un partito diverso dal Pd, e che questa norma sia stata interpretata, quindi elusa, nel caso di Alessandra Guerra, giusto? Invece no. Alessandra Guerra nel momento in cui si è iscritta al Pd non era iscritta a nessun altro partito, né era promotrice di movimenti politici avversari del Pd. E non esiste nessuna norma – e sarebbe assurdo se ci fosse – che impedisca di iscriversi al Pd a chi in passato è stato iscritto ad altri partiti. Nessuna interpretazione dello statuto, quindi. Prima balla.

…ed è stata rinnovata la tessera a un tizio condannato in Germania per molestie sessuali.

Tommaso Conte, medico italiano residente in Germania, era stato condannato in primo grado per molestie sessuali nei confronti di una sua paziente ma in appello la sentenza fu rivista, stabilendo che la donna era consenziente e riducendo la condanna a sei mesi, perché in Germania è reato per un medico avere rapporti con una paziente nel proprio studio. Nessuna condanna per molestie sessuali, quindi. Seconda balla. Inoltre, questo caso non ha niente a che vedere con le iscrizioni al partito, né tantomeno con lo statuto e col caso Grillo. Non esiste alcuna norma nello statuto del Pd che impedisca di prendere la tessera a una persona che, condannata per un reato, ha scontato la sua pena ed è tornata in possesso dei suoi diritti politici. Possiamo discutere dell’opportunità di farlo, ma citare questo caso nell’ambito delle interpretazioni di norme dello statuto del Pd non ha senso, perché quelle norme non ci sono. Terza balla.

Alle Europee si era deciso di non presentare amministratori locali. Poi però fu candidato (e per fortuna eletto) il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, come pure Rita Borsellino, scaricata solo un anno fa dal Pd e passata alla sinistra radicale.

La deroga al regolamento sulle elezioni europee (che il Pd è stato l’unico partito a darsi, giova ricordarlo) ha riguardato sì Rosario Crocetta, ma non Rita Borsellino, che quando è stata candidata dal Pd alle europee non ricopriva nessuna carica elettiva né tantomeno era un’amministratore locale*. Quarta quinta balla, in poco più di dieci righe. Ottima media, no?

*update: a ben vedere, poi, il regolamento di cui parla Travaglio non contiene l’impegno a non candidare “amministratori locali”, bensì quello a non candidare “sindaci, presidenti di provincia e di regione”. Trattasi quindi di una balla nella balla.