Questo sito contribuisce alla audience di IlPost

Tutto qui

Con la scadenza di oggi, ultimo giorno disponibile per presentare una candidatura a segretario del Pd, corredata dalle 1500 firme e dal testo della mozione congressuale, si chiude la prima fase di una gara che vedrà la sua conclusione solo a fine ottobre. Il primo risultato sarà conoscere per intero e ufficialmente i componenti della pattuglia dei candidati, e allora è utile un piccolo riepilogo.

Il primo a scendere in campo con la sua candidatura è stato Pierluigi Bersani. L’ex ministro e attuale responsabile economia del Pd era già in procinto di fare il grande passo nel 2007 e ha ufficializzato la sua candidatura il 6 febbraio, quando il segretario del partito era ancora Walter Veltroni. Poi è arrivato Dario Franceschini, attuale segretario nazionale del partito, in campo ufficialmente dal 24 giugno, ufficiosamente da quando una convulsa seduta dell’assemblea nazionale del partito lo promosse segretario per sostituire il dimissionario Walter. Davanti a due corazzate pronte da cinque mesi e forti dell’appoggio della grande maggioranza degli apparati locali, qualsiasi terzo candidato ne sarebbe risultato schiacciato e soffocato. Il primo segnale della debolezza di Bersani e Franceschini è stata quindi l’insistenza con cui si è cercato affannosamente il terzo uomo, lungo questi mesi: il modo in cui diversi pezzi di partito e la stampa hanno fatto pressing su Renzi, su Chiamparino, su Finocchiaro, su Zingaretti, su Civati, fino a incontrare Ignazio Marino e la sua ambizione di rompere le uova nel paniere dei due candidati maggiori. C’è poi la candidatura di Mario Adinolfi, sulla base di una mozione pressoché identica a quella del 2007 e probabilmente destinata a ottenere lo stesso modesto riscontro di allora. E c’è la misteriosa candidatura di Renato Nicolini, che solo oggi scopriremo essere una boutade o una cosa seria.

Da tempo nelle stanze dei sostenitori e dei promotori della candidatura Marino ci si attendeva la contromossa finale di Bersani e Franceschini, nella loro strategia per indebolirlo in questa fase. La cosa era stata ampiamente preventivata e messa in conto: prima avrebbero bollato la sua candidatura come centrata su un solo tema, la laicità dello stato; poi avrebbero detto che, seppur apprezzabile, la sua candidatura era velleitaria e poco adeguata a questi tempi duri e bui; poi avrebbero messo in campo un candidato di disturbo, allo scopo di erodere il suo volatile consenso d’opinione, drenargli qualche voto e rendere più arduo l’approdo a quel 5% di consensi tra gli iscritti che permette di correre alle primarie. Quando è saltata fuori la candidatura Nicolini, e sono iniziati a emergere tutti i particolari – dall’assist di Veltroni sull’Unità agli aiuti nella raccolta delle firme – che rendono plausibile questa lettura del suo annuncio, però, i mariniani hanno tirato un sospiro di sollievo. Un architetto e drammaturgo che ha avuto negli anni Ottanta il suo momento di massima notorietà, oggi praticamente sconosciuto fuori dalla Capitale, fuori da tutto il dibattito politico degli ultimi dieci anni e privo di alcun radicamento territoriale e organizzativo: insomma, tutto qui?

E’ praticamente impossibile che saltino fuori altri nomi all’ultimo minuto, quindi questa è la partita. Domani inizia il primo tempo: le mozioni dovranno essere presentate nei seimila circoli del Partito Democratico, che eleggeranno quindi i delegati da mandare alla convenzione nazionale. I candidati si stanno organizzando, anche in rete. Tenendo da parte Renato Nicolini, sulla cui candidatura sapremo qualcosa di più durante la giornata di oggi, soffermiamoci sui quattro candidati sicuri. Dario Franceschini ha compiuto un radicale restyling del proprio sito internet, che era parecchio antiquato, e ha puntato su uno stile e una struttura che ricordano da vicino il sito della pupilla Serracchiani. Pierluigi Bersani, forse per contribuire a fugare i dubbi sulle sue presunte nostalgie comuniste, ha optato per uno stile all’americana: logo “Bersani09” e splashpage iniziale per raccogliere gli indirizzi email dei sostenitori. Ignazio Marino ha fatto la scelta più spiazzante, dal punto di vista grafico: tanto verde, tanto viola, e uno stile forse un po’ troppo Mtv ma utile ma segnare la differenza con gli altri due candidati. Mario Adinolfi dovrebbe anche questa volta basare la sua strategia comunicativa sulla sua comunità di lettori e sul suo blog, che non dovrebbero cambiare radicalmente forma.

Il prossimo spartiacque è l’11 ottobre, data di inizio della convenzione nazionale. Ci aspetta però un’estate di campagna serrata, in cui i congressi locali (col loro consueto carico di polemiche e reciproche accuse) s’intrecceranno con i tentativi dei candidati di mettersi a difficoltà a vicenda sulle pagine dei giornali. Poi finirà il primo tempo e inizierà il secondo, in vista delle primarie. E potrebbero servire i supplementari. La speranza è che un dibattito vero possa risollevare, se non le sorti, almeno le speranze del Partito Democratico.

(per Giornalettismo)