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La fregatura

In che cosa consista la fregatura è presto detto. Il fallimento dell’avventura veltroniana e l’amarezza per l’ennesima vittoria di Berlusconi hanno suscitato una vasta reazione psicologica, culturale e infine politica perfettamente comprensibile. È difficile rimanere lucidi quando ci si ritrova appesi per aria, senza una guida sicura, nel momento dello slancio verso territori poco conosciuti. È dura venire respinti mentre ci si impegnava – con tanti sforzi e dopo ulteriori rinunce simboliche e ideologiche – per uscire dal guscio protettivo della propria area di appartenenza tradizionale, per «parlare a tutti gli italiani» e da loro venire accettati.

Il riflusso è conseguenza e risposta alla sconfitta. Si cerca la consolazione nelle parole conosciute. Si cerca il rifugio laddove si ricordava di averlo avuto. Si individuano i responsabili fuori da sé. Ci si incattivisce contro l’avversario che ti ha umiliato, tanto più se umilia anche il paese.
Nessuno lo dirà mai in questi termini, ma una parte consistente del congresso del Pd si gioca su questa reazione. Non su una differenza programmatica evidente, né su un autentico progetto politico di restaurazione. Bensì sulla banale necessità di rassicurare.