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Ancora su islam e uiguri

Billy Pilgrim è un commentatore del blog così bravo e preparato che alcuni suoi commenti meriterebbero di diventare dei post.

A neanche un giorno dalla pubblicazione originale del pezzo di Naim su FP (13 luglio), che chiede conto dei due pesi e delle due misure del mondo islamico nei confronti dell’Occidente e della Cina, arrivano (14 luglio) delle notizie piuttosto interessanti su chi nel mondo islamico si sia fatto carico di vendicare la repressione, e in che modo.

Nonostante ciò, ha perfettamente ragione Naim quando nota lo squilibrio delle reazioni. Ci sono diversi modi per provare a spiegarlo: in termini di potere (politico ed economico), il diverso peso che l’Europa può esercitare sui Paesi arabi, rispetto al sopraggiungente colosso cinese, in termini di aiuti allo sviluppo e di finanziamento di progetti strategici; in termini ideologici, è evidente che lo scontro ‘di civiltà’, quando emerge (ovvero: quando qualcuno decide di inasprirlo), si giochi tutto su una linea che è il confine orientale d’Europa, e non quello orientale del Kazakistan.

Da un certo punto di vista questa disparità di trattamento non si porta dietro considerazioni unicamente negative: se le proteste sono maggiori quando ad agire è l’Occidente, è perché noi europei siamo ancora i principali interlocutori di un dialogo religioso-morale millenario con il mondo arabo, ed anche perché, più in generale, le democrazie si prestano maggiormente al dialogo (perciò alla parresia, alla critica a viso aperto), e sono ben più trasparenti verso ogni discriminazione. Due caratteristiche sconosciute alla Cina contemporanea, sia a causa dell’impossibilità di assimilare i monoteismi islamico e cristiano al confucianesimo, sia a causa dell’illiberalità del regime autoritario.