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Io lo so che da qui al 25 ottobre avrò modo di dire, pensare e scrivere questa frase un miliardo di volte, per cui ecco la prima: c’è un limite a tutto. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a Massimo D’Alema, il cui livore ha evidentemente accecato la proverbiale intelligenza. Alla sua età, e col suo curriculum, dovrebbe pensare di fare lo statista, il grande saggio, piuttosto che comportarsi come un Gasparri qualsiasi. Chiede di non utilizzare toni da resa dei conti e poi dice all’attuale segretario che è poco più di uno scemo. Chiede di parlare dei problemi del paese e poi imbastisce comizi interi sulle primarie, il plebiscitarismo, l’apparato, eccetera. Sostiene che è assurdo che i dirigenti del partito passino il tempo a farsi la guerra tra loro, lui che dall’aprile del 2007 non ha avuto altra preoccupazione che fare la guerra a Veltroni, con ogni mezzo. Per non parlare del narcisismo compiaciuto e infantile dell’annunciare “scosse” ogni due per tre, così da essere ritenuto a capo di ogni complotto quando le scosse arrivano. Marino non avrebbe “l’esperienza necessaria” a guidare un partito, dice. Beh, abbiamo già visto di cosa sono capaci i leader di esperienza di questo partito. Grazie, basta così.

E questo di D’Alema è solo un esempio: dall’altra parte ci sono le sparate di Marini, le condizioni di Rutelli, le prepotenze di Fioroni, eccetera. In molti sostengono che Marino dovrà attaccare Franceschini e Bersani per farsi notare, per emergere nel dibattito. Se questo è il livello del dibattito che propongono Franceschini e Bersani, se questa è la discussione sul paese che pensano di impostare, se pensano di prendersi a randellate da qui a ottobre, durante l’estate parecchie cose sono destinate a muoversi e cambiare. E a Marino basterà fare il suo – parlare al paese, inventarsi delle cose, farsi inseguire – per mettere a nudo la pochezza umana e la mediocrità politica dei suoi avversari. Poi potrà sedersi, e aspettare che la segreteria del Pd gli rotoli ai piedi.