Francesco CostaWhen in trouble, go big

Francesco Costa

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I voti di domenica

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26/06/2009

Questa domenica si celebrano tre elezioni particolarmente significative.

Si vota in Albania per rinnovare il parlamento, all’indomani della ratifica della nuova legge elettorale che ha introdotto il sistema proporzionale. L’esito del voto è molto incerto: secondo i sondaggi la maggioranza conservatrice, guidata dal presidente Sali Berisha, è insidiata dall’opposizione dei socialisti di Edi Rama, popolarissimo sindaco di Tirana. La campagna elettorale è stata piuttosto tesa, a causa di alcuni episodi di violenza che hanno turbato il paese. Un parlamentare socialista è stato ucciso, e la stessa sorte è toccata a un militante e a un dirigente locale del partito conservatore. Secondo il New York Times, “qualora l’elezione dovesse essere pacifica, libera e democratica, questo darebbe una mano al processo di integrazione e riablitazione internazionale dell’Albania. La recente domanda di ingresso dell’Ue è stata accolta con scetticismo”. Le speranze però non sarebbero moltissime: “Praticamente tutte le elezioni dalla caduta del comunismo a oggi sono state contestate, con gli sconfitti ad accusare i vincitori di frodi e brogli”.

Si vota poi per le elezioni legislative in Argentina, per rinnovare la metà dei seggi della camera e un terzo dei seggi del senato. Il governo vede questo voto un po’ come un referendum sul suo operato e la crisi economica ha creato un gran malcontento tra la popolazione. Il distretto più importante in gioco è quello di Buenos Aires, in cui vive il 38 per cento della popolazione argentina. Secondo La Nación, molto duro verso la presidente Cristina Fernández, suo marito Néstor Kirchner e il loro Partito justicialista, vincerà l’oppositore Francisco De Narváez, ex imprenditore miliardario e politico conservatore. El Clarín, che pure ha criticato le tattiche elettorali del Pj, è più cauto: riporta i dati di otto sondaggi di cui cinque prevedono la vittoria del Pj, gli altri tre di Union Pro di De Narváez. Pagina 12, invece, sostiene i Kirchner e ha attaccato duramente De Narváez e il suo alleato Mauricio Marci, sindaco di Buenos Aires, per i loro problemi con la giustizia. In ogni caso, come spiega il settimanale colombiano Cambio, il Pj è comunque molto lontano dal 46 per cento che aveva ottenuto nelle elezioni presidenziali del 2007 e dal 43 delle legislative del 2005. Questo significa che anche se vincesse, il governo di Cristina Fernández non avrebbe più una maggioranza solida al congresso e comincerebbe a traballare. Se l’opposizione dovesse conseguire una vittoria significativa, poi, non è escluso che si possa arrivare alle elezioni presidenziali prima del 2011, scadenza ufficiale del mandato dell’esecutivo.

Si vota anche per le elezioni presidenziali in Guinea-Bissau, in seguito all’assassinio del presidente João Bernardo Vieira, lo scorso marzo. I candidati in corsa sono dodici ma i principali contendenti sono due. Il favorito è Malam Bacai Sanhá, già presidente dal 1999 al 2000 ed esponente del partito di governo, il nazionalista Paigc. Il suo avversario è il socialdemocratico Mohamed Ialá Embaló, già presidente dal 2000 al 2003, quando fu deposto da un colpo di stato. Il 5 giugno, però, uno dei dodici candidati, Baciro Dabó, è stato ucciso in casa sua dai militari: il governo provvisorio sostiene che stava preparando un colpo di stato e si sia opposto all’arresto, ma i suoi alleati sostengono che sia stato ucciso inerme nel suo letto, insieme alla moglie. Dabó era molto vicino al presidente ucciso Vieira e i politici a lui più vicini sostengono che in caso di vittoria avrebbe condotto delle inchieste per trovare i responsabili del suo omicidio. Fin dalla sua indipendenza, nel 1974, le fragili istituzioni della Guinea-Bissau sono state più volte vittime di attentati e ripetuti colpi di stato.

(per Internazionale)

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