Punto e a capo

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Poco prima dell’inizio dei mondiali del 2006, ebbi l’ardire di commentare la rosa di giocatori che Lippi aveva convocato per la manifestazione. Scrissi – sul mio vecchio blog, ormai irraggiungibile – che piuttosto che Grosso a sinistra e Zambrotta a destra, avrei preferito mettere Zambrotta a sinistra e tenere a destra Panucci, all’epoca uno dei migliori terzini destri in circolazione, particolarmente inviso al ct. Scrissi poi che non avrei portato in Germania quel ferrovecchio di Materazzi, e mai e poi mai lo avrei preferito a Barzagli, per sostituire Nesta. Insomma, il sottoscritto qui avrebbe lasciato a casa Grosso e Materazzi, quelli che ci hanno fatto vincere il mondiale: fortunatamente aveva ragione Lippi. Oltre alle convocazioni, poi, durante quella competizione Lippi azzeccò praticamente tutte le scelte, fino al capolavoro della gara contro la Germania: quanti altri allenatori in Italia avrebbero messo dentro tre punte (giocando quindi, in totale, con Totti, Iaquinta, Del Piero e Gilardino) e gettato la squadra in avanti, a pochi minuti dal termine di un tiratissimo match contro i temuti padroni di casa? Nessuno, probabilmente. Lippi sì.

Per tutti questi motivi, sebbene Marcello Lippi non mi sia mai stato molto simpatico, ho sospeso il giudizio su questa Confederations Cup. A competizione conclusa, per l’Italia, mi sembra di poter dire che stavolta Lippi ne ha sbagliate parecchie. La condizione fisica dell’Italia sarà pure stata deficitaria, ma allora si dovrebbe dire lo stesso di quella del Brasile o della Spagna, i cui giocatori vengono dagli stessi campionati in cui militano i nostri giocatori.

Quando la Francia si presentò ai mondiali del 2002 da campione in carica, fu umiliata ed eliminata al primo turno: aveva portato praticamente gli stessi giocatori di quattro anni prima. Credo che l’Italia corra il rischio di fare la stessa fine. Cannavaro è stato un difensore formidabile, ma l’estate prossima avrà 37 anni. Troppi, davvero troppi per un mondiale. Nemmeno Zambrotta e Grosso sono gli stessi di tre anni fa. L’attacco, poi, è completamente spompato. Toni è al capolinea: è stato un grande attaccante ma ora è buono solo per la Bundesliga. Iaquinta può essere un buon rincalzo, ma niente di più. Quagliarella e Rossi sono forti ma non sono esterni, quindi è inutile continuare a impiegarli fuori ruolo.

Alternative ce ne sono, a costo di volerle vedere e non intestardirsi su un modulo insensato. Motta e Santon sono forti già oggi, e sono gli eredi designati di Zambrotta e Grosso: è inutile tenerli a bagnomaria per poi lamentarsi tra un anno della loro scarsa esperienza internazionale. D’Agostino, Rossi, Pazzini e Balotelli possono tranquillamente far parte della rosa per il Sudafrica. Prima li si butta nella mischia e meglio è. Queste cose sono note a tutti, compreso lo stesso Lippi, che ieri ha modificato in corsa l’intero tridente d’attacco e oggi ha già cominciato a fare autocritica. Per questo, e in nome di quanto accaduto nel 2006, questo blog non partecipa al tiro al piccione in corso nei confronti del ct e gli rinnova la sua fiducia. Lippi ha tempo per stupirci di nuovo, come quattro anni fa.