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La mossa del regime

Dato che le cattive maniere di ieri non hanno funzionato – decine e decine di feriti, Ha’aretz parla di almeno venti morti – ora il regime iraniano tenta di blandire i manifestanti, promettendo inchieste sulle irregolarità del voto e riconteggi delle schede. Per gli ayatollah si tratta dell’unica mossa possibile, nel tentativo di prendere tempo: la loro speranza è che il riconteggio plachi le proteste e poi, tra sei mesi, quando l’inchiesta dirà che durante le elezioni filò tutto liscio, il regime avrà predisposto tutto perché non ci siano sorprese. Non so se funzionerà o no, naturalmente spero di no. Ma questa marcia indietro non solo è l’unica mossa possibile, è anche una mossa disperata. È una buona notizia perché ci dice che le proteste stanno avendo un impatto notevole sullo scenario politico e sulla società iraniana – stanno funzionando, insomma – mentre le repressioni di massa privano la guida suprema del tanto esaltato “mandato popolare” datogli dalla rivoluzione del 1979: il popolo è da un’altra parte. È cattiva perché, dovesse fallire, preluderebbe a mosse ancora più disperate, e violente.