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Dove si vota a maggio

Intanto scusate il ritardo, è un periodaccio. Maggio è un mese ricchissimo di appuntamenti elettorali. Spiccano soprattutto le consultazioni in India, che giungono finalmente al termine, ma succedono cose interessanti anche in Lituania, in Malawi e in Mongolia.

Il 3 maggio si è votato a Panama, elezioni politiche. Si confrontavano la progressista Balbina Herrera e il conservatore Ricardo Martinelli, imprenditore milionario che ha fondato il partito populista nelle cui file è sceso in politica: vi ricorda qualcuno? I sondaggi lo davano in grande vantaggio e infatti ha stravinto.

Il 7 maggio quarto turno delle elezioni in India, il 13 col quinto e ultimo turno il processo elettorale sarà concluso e apprenderemo finalmente i risultati.

Il 9 invece si vota nelle isole Maldive. Il multipartitismo nelle Maldive è una conquista recente, che risale appena al 2005. Nel 2008, anno delle prime elezioni libere, il liberaldemocratico Mohamed Nasheed ha sconfitto Maumoon Abdul Gayoom, strappandogli il governo del paese dopo trent’anni di dominio incontrastato. Oggi Gayoom è ancora capo dell’opposizione e della maggioranza parlamentare. Nasheed spera di batterlo nuovamente.

Il 10 maggio si rinnovano i cinquantaquattro seggi dell’organo legislativo della Nuova Caledonia, arcipelago nel sud est del Pacifico sotto il controllo francese (è una «collettività d’Oltremare»). Più che tra conservatori e progressisti, le forze politiche si dividono tra filo-francesi (prevalentemente la destra) e indipendentiste (prevalentemente la sinistra). Queste elezioni vedono una spaccatura nel fronte filo-francese, mentre invece gli indipendentisti si gioveranno dell’appoggio del neonato partito laburista, braccio politico del più grande sindacato del paese: insomma, la sinistra potrebbe conquistare la maggioranza.

Il 16 invece è il turno del Kuwait. In Kuwait comanda sempre l’emiro, oggi Sabah IV, ma esistono anche un parlamento e un governo che hanno diversi poteri e per questo non fanno altro che litigare. Le ultime elezioni infatti si erano tenute soltanto nel 2008, quando l’emiro aveva sciolto il parlamento a causa della continua conflittualità col governo. E’ successo di nuovo, pochi mesi fa, e probabilmente succederà ancora. Si tratta di un problema strutturale che potrebbe risolversi solo con una radicale riforma istituzionale che metta i membri della famiglia reale fuori dal parlamento e dal governo – come una normale monarchia, quindi. I candidati si suddividono tra quelli del blocco sunnita (compresi quelli di Hadas, vicini ai Fratelli Musulmani), l’opposizione sciita, una minoranza più o meno laica e liberale e un gruppo di indipendenti particolarmente vicine alla famiglia dell’emiro e ai gruppi tribali più forti. Comunque vadano queste elezioni, in mancanza di una riforma del sistema elettorale si tornerà alle urne molto presto.

Il giorno dopo, 17 maggio, si vota per le presidenziali in Lituania. La vittoria è già nelle mani di Dalia Grybauskaitė, liberale, oggi commissario europeo, che si avvia a essere la prima presidente donna dello stato ex-sovietico. I vantaggi le attribuiscono il 73% dei consensi, nessuna speranza per l’ex-comunista Kazimira Prunskienė, sua avversaria più importante.

Sempre il 17 maggio, si vota per due referendum in Svizzera. Il primo riguarda l’inserimento dei dati biometrici nei passaporti, il secondo riguarda – se non ho capito male – una proposta sull’adozione della medicina alternativa (brr) nel sistema sanitario.

Referendum il 17 maggio anche nell’Unione delle Comore, formata da tre di quelle isolette dell’Africa che stanno tra il Madagascar e il Mozambico. Vengono chiamate le «coup-coup islands», a causa del record di venti colpi di stato dal 1975 a oggi. Il presidente Sambi chiede di prorogare il suo mandato di due anni così da arrivare all’election day nel 2011 e approvare una nuova costituzione che centralizza notevolmente i poteri e definisce le Comore uno stato islamico. L’opposizione ovviamente non ne vuole sapere. In mezzo c’è anche un complicato contenzioso con la Francia e le Mayotte, spiegato diffusamente qui.

Il 19 maggio elezioni politiche in Malawi. Il presidente Bingu wa Mutharika, progressista, è in cerca di rielezione e i sondaggi gli sono favorevoli. Lo sfidano John Tembo, vicino all’ex-dittatore Banda e già sconfitto da Mutharika alle elezioni del 2004, l’indipendente James Mbowe Nyondo e Loveness Gondwe, prima donna candidata alla presidenza dello stato africano.

Il 20 maggio si vota nelle Isole Cayman. Ebbene sì: oltre a tonnellate di banche e sedi legali di holding e quant’altro, nelle Isole Cayman c’è pure un parlamento. Si rinnovano i sedici seggi dell’Assemblea Legislativa, la sfida è tra i liberali dello United Democratic Party e i socialdemocratici del People’s Progressive Movement, oggi maggioranza. Nello stesso giorno si vota anche per un referendum sull’approvazione della nuova costituzione.

Il 23 invece si elegge il capo dello stato tedesco, con un’elezione indiretta. In Italia l’elezione del presidente della repubblica viene giocata dai partiti politici come una partita a scacchi, il cui esito si decide in poche ore e durante la quale vengono bruciati diversi nomi, buttati nell’arena solo per prendere tempo. In Germania invece i candidati sono noti da tempo, anche perché sono gli stessi di cinque anni fa: l’attuale capo dello stato, il cristiano democratico Horst Köhler, tenterà di essere rieletto; i socialdemocratici rispondono con la candidatura di Gesine Schwan. C’è anche un candidato dell’estrema destra, ci sarà forse anche un candidato della Linke.

Il giorno dopo, 24 maggio, si vota per le presidenziali in Mongolia. La Mongolia è una repubblica parlamentare, e sono possibili solo le candidature espressione dei partiti presenti nella State Great Khural, cioè in parlamento. Si candidano Nambaryn Enkhbayar – attuale presidente, ex-comunista, supportato dal Mongolian People’s Revolutionary Party – e Tsakhiagiin Elbegdorj, che fu il leader della rivoluzione democratica che portò nel 1990 alla fine della dittatura comunista. Qui si tifa per lui.

Ultimo voto del mese il 31 maggio in Ossezia del Sud, provincia autonoma della Georgia di fatto sotto la tutela militare russa, a seguito della guerra dello scorso agosto. Si rinnovano i 34 seggi del parlamento, contesi tra quattro partiti: si vota con sistema proporzionale e – audaci – sbarramento al 7%. Il partito comunista non ha rivali e si avvia a conquistare una vittoria a valanga: tenete conto che alle ultime presidenziali il candidato filo russo – un ex-campione di wrestling, tra l’altro – venne eletto col 98% dei voti. Roba d’altri tempi.