Liste e voti

Alla fine le liste sono state chiuse, al termine di una riunione di Direzione Nazionale particolarmente lunga e con un voto definito «quasi unanime». Per ogni collegio un capolista e tre teste di lista, di seguito tutti gli altri: in tutto fanno settantaquattro candidati. Diamogli i voti.

Capolista del collegio Nord Ovest Sergio Cofferati, come noto da settimane: lo seguono gli uscenti Patrizia Toia, Gianluca Susta e Antonio Panzeri. Seguono tra gli altri Ivan Scalfarotto, tornato in Italia dopo varie esperienze professionali all’estero, l’astrofisico di fama mondiale Giovanni Bignami, l’altro parlamentare uscente Francesco Ferreri, il valdostano Raimondo Donzel, In lista anche Francesca Balzani, assessore al bilancio del Comune di Genova di cui sembra il sindaco Vincenzi non abbia alcuna intenzione di privarsi. Se non fosse per la bizzarra decisione di Sergio Cofferati, il bilancio sarebbe più che sufficiente. Con quella testa di lista, però difficile dare più di 5,5.

Capolista nel collegio Nord Est Luigi Berlinguer, classe 1932, eletto per la prima volta al parlamento italiano la bellezza di quarantasette anni fa. Lo seguono Salvatore Caronna, segretario emiliano del partito, e Debora Serracchiani, la cui campagna elettorale è stata aperta a Udine niente meno che dall’ex segretario del Pd Walter Veltroni. In lista con loro anche il docente di filosofia Michele Nicoletti, il coordinatore del Pd di Rovigo Gabriele Frigato, l’uscente Vittorio Prodi (classe 1937, ha ancora tempo per un posto da capolista) e varie altre persone appartenenti a vario titolo delle amministrazioni locali (sindaci a fine mandato, assessori, segretari consiliari, eccetera). La candidatura Berlinguer e quella Serracchiani si annullano a vicenda, in un certo senso; nel resto della lista c’è qualcosa di buono, ma non moltissimo. Anche qui, il voto è 5,5.

Le cose peggiorano se andiamo nella circoscrizione Centro. Capolista il giornalista David Sassoli, a seguito della rinuncia di Goffredo Bettini; dopo di lui Leonardo Domenici, sindaco di Firenze a fine mandato, e Silvia Costa, assessore regionale e politica di lungo corso. In lista anche le uscenti Marini e Giuntini, la campionessa olimpionica di windsurf Francesca Sensini. Candidato in quota D’Alema Roberto Gualtieri, ricercatore universitario e vicedirettore della fondazione Gramsci; candidato in quota Veltroni Giampiero Cioffredi, esponente dell’Arci e coordinatore eventi internazionali della Provincia di Roma. Il bilancio è fortemente negativo ed è degno risultato delle settimane di lotta tra cordate e cordatine: questo genere di trattative genera solo compromessi al ribasso. Voto: 4.

Forte dell’appoggio della potente e radicata componente dalemiana, il posto da capolista nella circoscrizione Sud è andato a Paolo De Castro, presidente di Red, sicuramente il meno noto tra le cinque teste di lista del Pd. Lo seguono Rosaria Capacchione, giornalista antimafia del Mattino, e Gianni Pittella, che secondo molti dovrebbe fare un ottimo risultato nella raccolta delle preferenze. In lista anche gli altri uscenti Pagano, Lavarra e Fosco e poi quattro assessori regionali (tra cui il bassoliniano Andrea Cozzolino), due ex assessori regionali, un consigliere regionale e un assessore provinciale. A pensar male, si direbbe che si tratti di una fuga in piena regola. Voto: 5,5.

Il posto da capolista nella circoscrizione insulare è andato a Rita Borsellino, oggi a capo dell’opposizione nell’Assemblea Regionale Siciliana, risarcita così della mancata candidatura alla regione dell’anno scorso. Seguono Francesca Barracciu, consigliera regionale che spera nella missione impossibile di farsi eleggere come prima europarlamentare sarda della storia, e Giovanni Barbagallo, politico di lungo corso e collega della Borsellino all’Ars. Altri: Nelli Scilabra, studentessa universitaria 26enne (!); Rosario Crocetta, sindaco di Gela, unica eccezione alla regola sulle candidature di sindaci in carica; Italo Tripi, segretario regionale della Cgil. Tutto sommato, poteva andare molto peggio. Voto: 6.

Se paragonate alle liste che sta per sfornare il Pdl, piene di ministri ineleggibili ed eleggibilissime soubrette, questi candidati sembrano essere meravigliosi. La stessa cosa vale per il confronto con le liste dell’Italia dei Valori, piene di personaggi estemporanei – da Carlo Vulpio a Luigi De Magistris, dalla pasionaria Alitalia fino alle terribili «Tonino’s angels» – e soliti trombati di eterogenea provenienza politica. La sensazione però è che sarebbe bastato poco per dare a queste liste maggiore freschezza e qualità e che queste mancanze non possono che essere imputate alle debolezza di una segreteria nazionale che ha assistito impotente alle faide dei territori: in Piemonte, nel Lazio, in Puglia. La media dei voti di cui sopra è 5,3: un voto che può diventare sette e può diventare quattro. Fossimo a scuola, il Pd affiderebbe tutto all’interrogazione finale. Un’interrogazione a colpi di preferenze.

(per Giornalettismo)