Francesco CostaWhen in trouble, go big

Francesco Costa

When in trouble, go big

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Mauricio presidente

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14/03/2009

Oggi si vota per le presidenziali in Salvador, probabilmente il turno elettorale più interessante di questo mese. Si sfidano Rodrigo Ávila, del partito di destra attualmente al governo, e Mauricio Funes, giornalista, ex-conduttore di un programma tv della mattina, candidato delle sinistre unite. Nei mesi scorsi i sondaggi parlavano di un consistente vantaggio di Funes, che avrebbe così a portata di mano una vittoria elettorale dalla portata storica: per la prima volta arriverebbero al governo le forze che nel dopoguerra si erano opposte alla dittatura. Gli ultimi sondaggi però hanno dato Ávila in rimonta e ci sono alcuni elementi che farebbero pensare a un testa a testa: il ritiro di due partiti vicini alla destra che dovrebbero così convogliare i voti su Ávila, gli endorsement allo stesso Ávila da una parte dei militari (prima compatti con Funes) e la presa che potrebbe fare un certo allarmismo della destra che vorrebbe pattuglie di rivoluzionari pronte a scendere in piazza rovesciando la democrazia, in caso di vittoria della sinistra. In realtà questo tipo di minacce si è rivelato essere piuttosto infondato, dato che Mauricio Funes è un candidato di sinistra atipico per l’attuale situazione dell’America centrale e del sud. La destra ha tentato in tutti i modi di descriverlo come il nuovo Chávez o Castro, e Funes invece che pavoneggiarsene (come farebbero un po’ tutti, lì) se n’è staccato, ha promesso lotta dura al narcotraffico, ha rotto ogni legame – senza rinnegarla, ovviamente – con la lotta armata degli anni della dittatura, ha chiesto agli Stati Uniti di vigilare sulla regolarità delle elezioni  e di tanto in tanto ha usato uno slogan inequivocabile: «Sí, se puede». Guardate lo spot che segue: un candidato del genere – uno che dall’estrema sinistra rigetta Chávez e Castro e si ispira a Lula e Obama – è veramente una manna dal cielo per l’America Latina. Tutta la sezione video del suo sito comunque è da vedere: sono bravi. Qui si tifa per lui.

Ieri intanto si è votato in Antigua e Barbuda: ha vinto di nuovo lo United Progressive Party di Antigua, ma i laburisti hanno guadagnato parecchio rispetto al 2004. I partiti di Barbuda invece hanno perso un terzo dei loro voti e sono sempre più ininfluenti.

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