A che gioco giochiamo

Dunque, breve descrizione del campo in cui si gioca la partita di domani, prima di andare a dormire.

Le precedenti sedute dell’assemblea sono state introdotte da una relazione, prima del presidente del partito, poi dal segretario. Oggi non abbiamo né il presidente del partito né il segretario. Potrebbe essere Dario Franceschini ad aprire l’assemblea con una breve relazione, così come potrebbe esordire direttamente Anna Finocchiaro a nome del coordinamento del partito – nominato da Veltroni e ancora abusivamente in carica – proponendo all’assemblea di decidere tra due opzioni: eleggere il segretario adesso e fare la Convenzione Nazionale (con relative primarie) a ottobre o fare le primarie subito. E’ una scelta esclusivamente politica: ci sono tempi tecnici e logistici per fare le primarie e anche dal punto di vista delle norme l’assemblea è sovrana: può modificare norme, disporre delle deroghe eccetera. In caso di primarie, sarebbero primarie aperte a tutti, non solo agli iscritti: come quelle del 14 ottobre.

Gli schieramenti sono abbastanza fluidi però in questo momento le squadre sono queste. Popolari, dalemiani, rutelliani, bindiani, lettiani e sinistra del partito vogliono Franceschini segretario, quindi vogliono eleggerlo subito. I dalemiani hanno avuto la promessa che Franceschini non si candidi contro Bersani alle primarie di ottobre, quindi hanno messo da parte le loro perplessità e dopo mesi di lamentazioni appoggiano il vice di Veltroni: secondo me però non ci credono manco loro. I lettiani e i bindiani hanno tentennato tutta la giornata ma alla fine saranno lì allineati e coperti, così come i rutelliani e la sinistra: in queste occasioni vanno sempre tutti d’accordo. La sinistra nostalgica poi quando c’è da fare scelte di conservazione e di apparato non si tira mai indietro. I popolari non possono che stare con Franceschini: quando gli ricapita di avere il segretario del Pd? Gli unici a volere le primarie subito sono i veltroniani, i parisiani e alcuni cani sciolti, nonché parecchi dei delegati che verranno da fuori Roma (suvvìa: davvero pensate che qualcuno si paghi viaggio e albergo per venire a votare Franceschini?). Restano in mezzo un po’ di persone – anche tanti giovani, purtroppo –  che vorrebbero le primarie ma non sono abbastanza coraggiosi da dirlo, o da votarle. Ci saranno cinque interventi a favore di una soluzione e cinque interventi a favore dell’altra soluzione. Poi si voterà.

Ipotesi uno: vince l’elezione immediata del segretario. A quel punto chiunque raccolga cento firme di costituenti può candidarsi, immagino verrà dato un qualche tempo per organizzarsi e, dopo, per presentare le candidature. Due candidati ci sono già: Dario Franceschini e Arturo Parisi. Un terzo candidato potrebbe di attirare su di sé un bel po’ di voti di persone che non gradiscono il compromesso Franceschini ma per questo non vogliono essere costretti a votare Parisi. E’ possibile, specie se nel frattempo si è fatto tardi, che l’assemblea si aggiorni e che l’elezione del segretario si celebri una o due settimane dopo: per fare un po’ di campagna elettorale ma soprattutto per permettere alle forze organizzate di portare i delegati in pullman. Si vota col voto segreto, comunque, perciò hai visto mai.

Ipotesi due: vincono le primarie subito. Si procede alla modifica dello statuto, ci si richiama alle norme transitorie di non so cosa, vengono indette le primarie per una domenica di metà aprile.

Poi c’è l’ipotesi tre: vince l’elezione immediata del segretario, ma vince tipo col 55-60% dei consensi. A quel punto rischiano di volare gli stracci, Franceschini inizia a sudare freddo e può succedere più o meno qualsiasi cosa.

Comunque, un piano c’è: rudimentale, traballante e improvvisato. Ma c’è. Bisogna vedere cosa succede e quanta gente c’è. Io sarò lì e finché non mi abbandona la batteria del cellulare vi aggiornerò di tanto in tanto. Ciao, buonanotte.