Veltroni, il maggiordomo

La politica è piena di ipocrisie, di alibi, di torti e di ragioni attribuiti apriori. Ciascuno di questi vizi si palesa spesso attraverso dei giochi dialettici (alcuni veramente banali, altri meno) con cui il politico medio cerca normalmente di piegare questo o quell’avvenimento a suo piacimento, a volte per cassare le osservazioni di qualcuno, a volte per dare alla realtà una lettura più congeniale al proprio pensiero (e non il contrario, che sarebbe ben più onesto). Questi giochetti si nascondono dappertutto: a forza di leggere giornali, dichiarazioni e comunicati stampa qui ci abbiamo fatto il callo, li sappiamo riconoscere e di tanto in tanto ci divertiremo a smontarli. Uno di quelli più in voga in questi giorni è tornato rapidamente di moda dopo essere stato largamente usato subito dopo le elezioni politiche, e possiamo riassumerlo così:

Veltroni (o il Pd, o il voto utile) ha ucciso la sinistra

con riferimento al risultato estremamente deludente delle liste della Sinistra l’Arcobaleno alle politiche e alla scelta del Pd di fare a meno dell’alleanza con quel cartello – e alla conseguente accusa che viene mossa a Veltroni: sarebbe colpa sua se la sinistra ha preso così pochi voti. Qui il debunking è davvero facile facile: ma lo scopo dei partiti alle elezioni non è proprio conquistare i voti agli altri? E la stessa sinistra non bramava da oltre due anni di rubare tonnellate di elettori al Pd a causa della sua “svolta centrista”? Sì, credetemi – se non credete a me, chiedete a Mussi. Un’ultima cosa. Finché è il Pd a parlare del voto al Pd come “voto utile”, niente di nuovo: qualsiasi partito pensa che il voto più utile sia quello che gli elettori danno a lui. Ma nel momento in cui gli stessi partiti della Sinistra l’Arcobaleno hanno parlato del voto al Pd come della “strategia del voto utile”, non hanno di fatto palesato il fatto che votare loro, quello sì, sarebbe stato inutile?