Francesco CostaWhen in trouble, go big

Francesco Costa

When in trouble, go big

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Cose sparse post-Londra

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22/01/2009

Guardate qui: ma se una folla delle proporzioni di quella che ha invaso Washington fosse stata portata in piazza in Italia, gli organizzatori della manifestazione che cifra avrebbero sparato? Secondo me nessuno sarebbe stato sotto i cinque milioni. E’ stata forse questa, la moltitudine ordinata e commossa, la cosa che più ricorderò dell’insediamento. La cerimonia è stata bella, sì, qui parla uno che ha un debole per i riti della democrazia, la sua sacralità laica, i suoi giuramenti, il protocollo. Ma era la folla e le espressioni sulle facce delle persone a dare l’idea dell’importanza di quello che stava accadendo.

Il protocollo, poi, è bello anche per come alcune piccole violazioni veniali o no possano essere piacevoli. Il fatto che Obama cicchi la formula del giuramento, si interrompa e sorrida, per poi ricominciare, è stato in qualche modo tenero. E forse sarà la cosa che si ricorderà di più, di questa cerimonia, perché il discorso effettivamente non è stato un granché, tranne che in alcuni passaggi. A dire la verità un po’ me lo aspettavo, volevo quasi scriverlo prima della cerimonia ma non volevo dare l’impressione che mi stessi unendo al triste club dei delusi in partenza. Lo abbiamo scritto diverse volte, da un anno a questa parte: non è in discorsi come questi che Obama e i suoi speechwriter danno il meglio di loro.

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Se quella che ha attraversato l’Italia era Obamania, quella in Regno Unito è ossessione, almeno a giudicare dai giornali. Vi dico solo che un quotidiano conservatore come il Daily Telegraph ieri aveva un’inserto speciale, un megaposter e un dvd sulla corsa di Obama alla presidenza. Edizione speciale per il Times e l’Independent, pure lui col poster. In generale molta più attenzione e molta più precisione nel raccontare le cose. Per quel che ho visto, non pervenuti cinici, delusi di professione e “tanto lo sappiamo già come va a finire”.

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In macchina ho un autoradio con lettore cd e senza ingresso jack. Ho un iPod. Come fare a collegare le due cose e sentire l’Ipod in macchina? Me lo sono chiesto per mesi, poi a Londra ho trovato (ma ho scoperto che c’era anche in Italia, da tempo) un accrocchio che si attacca all’Ipod e trasmette la musica su una stazione radiofonica (che lui sostiene scegliere tra le più libere). Tu sintonizzi l’autoradio sulla stazione dell’accrocchio e il gioco è fatto. Tutto questo in teoria, perché in pratica lui sceglie sempre stazioni già occupate e quando ne sceglie una migliore il suono è comunque super disturbato. Secondo me è una sola, ma ho visto in rete che ne esistono decine di tipi e questo sembrava essere niente male (è pure costato 19£, tra l’altro). Ci sono cose che posso fare per risolvere il problema?

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Oltre alla politica, piano piano un altro tema si sta facendo largo su questo blog: il cibo spazzatura. Avevo già scritto del duello tra Big Mac e Burger King e a quel post si deve la scorpacciata a Camden con Luca. Avevo scritto del fritto di pesce da Re Calamaro e si replica domani sera in compagnia di Francesco. Poi, forse, farò meglio a darmi un po’ una calmata, anche perché durante il soggiorno a Londra ho collaudato altre prelibatezze. I Chicken Popcorn di KFC, un doppio cheeseburger con bacon da Burger King (ma ho assaggiato anche l’Angus con bacon, niente male), il classico bangers and mush, una delle ricette-facebook di Marco e il Big Mac inglese, che nella foto sembrava un po’ diverso da quello italiano e in effetti al gusto sembrava un po’ diverso da quello italiano. In cosa? Mi scervello da giorni, Wikipedia non mi aiuta.

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Ero stato a Londra tre volte, prima di questa. La prima e la seconda in occasione di due viaggi studio, in totale per un mese: avevo 13 e 14 anni, mi ricordo tanto della vita in college (una volta al Westminster, l’altra al Queen’s Mary) ma poco della città. Ci sono tornato per la terza volta nello scorso marzo, in occasione della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto. Una toccata e fuga: arrivo, iniziativa, cena, notte e ritorno a Milano col primo volo della mattina. E’ stata una toccata e fuga anche questa volta ma è stata certamente la più bella: chi se li scorda due giorni così. E’ stata, tra l’altro, un’occasione capitata grazie ai biglietti aerei che regala RyanAir e all’ospitalità di Marco. La prossima tappa – sempre gratis, paga RyanAir – è Francoforte, a fine febbraio. Cose che devo sapere?

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