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Dove si vota a gennaio

Gli appuntamenti elettorali nel mondo in questo gennaio sono due e sono entrambi nel continente americano.

Il 18 gennaio si vota in Salvador, per eleggere 84 deputati al Parlamento, 20 deputati al Parlamento dell’America Centrale e rinnovare 262 consigli municipali. Quest’elezione farà da preludio alle elezioni presidenziali di marzo, che vedono sfidarsi i conservatori dell’ARENA, al governo praticamente da quando il Salvador è una democrazia, cioè dal 1992, e i socialisti del FMLN, un cartello che unisce i movimenti marxisti, comunisti e socialisti eredi della guerriglia che si opponeva alla dittatura, nel corso della seconda metà del novecento. Il FMLN è guidato da Mauricio Funes, che prima di essere scelto come leader della formazione di sinistra faceva il giornalista in un programma televisivo del mattino. La destra invece è guidata da Rodrigo Avila, in seguito al risultato di una tornata di primarie interne. I sondaggi sembrano indicare per il FMLN la possibilità di battere i rivali conservatori, per la prima volta nella breve storia del paese. Ci sono però ancora frequenti scontri tra i militanti dei due partiti, in un paese che è uscito da una sanguinosa guerra civile appena sedici anni fa. L’Unione Europea manderà degli osservatori.

Si vota poi giorno 25 nella Bolivia di Evo Morales, per due referendum più volte indetti in passato e poi rinviati. Il primo quesito riguarda le dimensioni massime che può avere un terreno di proprietà privata. Il secondo è quello che è al centro delle attenzioni di tutta l’America latina, e chiede l’assenso a ratificare una nuova costituzione. Questa costituzione prevederebbe diverse riforme in senso socialista dello stato, fermando le istanze federaliste delle regioni più progredite, nazionalizzando materie prime e risorse naturali, preparando per il terreno per un successivo referendum riguardo la possibilità di restringere ulteriormente la possibilità di possedere un appezzamento di terra. Inoltre, la nuova costituzione permetterebbe a Evo Morales di cercare altri due mandati da presidente, riuscendo così a rimanere in carica potenzialmente fino all’anno 2019 (è stato eletto nel 2006). E’ un colpo simile a quello provato da Chávez qualche tempo fa. Speriamo che faccia la stessa fine.