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Tutti i giornali e i siti internet italiani vi raccontano della storia di Obama e del suo BlackBerry, solo qui trovate la traduzione dell’articolo del New York Times che ha iniziato tutto.


Perdere il BlackBerry? Se deve, lo può fare
di Jeff Zeleny
New York Times, 15 novembre 2008

Mi dispiace, signor presidente. Per favore, consegni il suo BlackBerry.
Ci sono sette parole [dieci, nella frase tradotta in italiano, ndT] che il presidente-eletto Barack Obama teme di ascoltare, secondo amici e consiglieri, quando tra 65 giorni prenderà il suo posto alla Casa Bianca.
Per anni, come legioni di altri professionisti, Obama è stato praticamente dipendente dal suo BlackBerry. Uno strumento da cui si allontanava raramente – la maggior parte dei giorni era allacciato alla sua cintura – così da garantirgli un condotto verso il mondo esterno mentre la bolla attorno a lui diventava sempre più grande, durante la sua campagna.
“Che ne dici di questo?”, aveva risposto Obama all’email di congratulazioni di un amico durante la notte della sua vittoria. Prima del suo arrivo alla Casa Bianca, però, sarà probabilmente costretto a rinunciarvi. Al di là delle preoccupazioni riguardo la sicurezza delle sue email, Obama avrà a che fare col Presidential Records Act, che prevede che la sua corrispondenza sia inserita in un registro pubblico così da poter essere eventualmente esaminata o rese pubblica. Una decisione che non tiene conto del fatto che Obama potrebbe essere il primo emailing president, benché le persone più vicine al neopresidente dubitino sulle possibilità di ricevere un particolare trattamento.
Al prezzo di tutte le gratifiche e il potere che derivano dall’essere il presidente, il chief executive degli Stati Uniti è di fatto privato per legge e per cultura da alcuni degli strumenti il cui uso è fondamentale per tutti gli altri chief executive. Obama, comunque, sembra intenzionato a mettere la sua presidenza dentro il 21simo secolo; chi gli è vicino dice che spera di avere un computer portatile sulla sua scrivania, e sarebbe il primo presidente nella storia a usare un computer nello Studio Ovale.
Barack Obama non ha inviato alcun messaggio di addio dal suo indirizzo email personale – Obama non cambia il suo indirizzo da diversi anni – ma alcuni suoi amici dicono che la frequenza della loro corrispondenza ultimamente è diminuita. Negli ultimi giorni, comunque, Obama ha continuato a mettere per iscritto pensieri e idee riguardo la transizione sul suo BlackBerry, bypassando, almeno temporaneamente, la burocrazia che lo sta rapidamente circondando.
Un anno fa tanti sostenitori democratici e altri osservatori, preoccupati riguardo le sue chance di vittoria contro la senatrice Hillary Clinton, lo contattavano spesso direttamente. Obama ha cambiato numero di cellulare, così l’email è rimasta il modo più affidabile per comunicare direttamente con lui.
“Il suo BlackBerry scoppiava costantemente di email”, diceva David Axelrod, capo degli strateghi della sua campagna. “La gente era generosa con consigli e pareri, spesso contraddittori l’uno con l’altro.”
Obama è il secondo presidente a lottare con l’idea di questo isolamento forzato. Tre giorni prima dell’inaugurazione del suo primo mandato, George W. Bush inviò un’email a 42 amici e conoscenti che spiegava la sua difficile situazione.
“Se non voglio che le mie conversazioni private possano essere osservate da qualcuno che possa causarmi imbarazzo, l’unica cosa che posso fare è smettere di tenere corrispondenza su Internet”, scrisse Bush dal suo vecchio indirizzo, [email protected] “Mi dispiace molto. Sono stato contento di conversare con ognuno di voi”.
Ma in questi otto anni, così come i BlackBerry sono diventati onnipresenti (nonché spesso meno intrusivi di un telefono), il volume del traffico di email si è moltiplicato e il ruolo di questa tecnologia è maturato molto. Obama usava le email per tenersi costantemente in contatto con i suoi amici dai confini più remoti delle strade, spesso inviando messaggi come “Sox!” quando i Chicago White Sox vincevano una partita. Obama si è inoltre basato sulle email per tenere il controllo della situazione e non farsi inghiottire dalla spirale delle notizie durante ogni giorno della sua campagna.
Raramente i promemoria di Obama e i resoconti delle riunioni venivano stampati su carta e consegnati a casa sua o nella sua camera d’albergo. Il più delle volte questi testi erano semplicemente inviati al suo BlackBerry perché lui li rivedesse. Se un documento era troppo lungo, lo leggeva dal suo computer portatile e sempre da lì rispondeva, facendo le sue correzioni in carattere rosso.
I suoi messaggi a consiglieri e amici, dicono, erano generalmente risoluti, digitati correttamente e privi di simboli o emoticons. Gli orari di invio dei messaggi ci danno un’idea dell’arco di tempo durante il quale Obama dormiva ogni notte, con email inviati spesso ai membri del suo staff all’una del mattino o anche alle tre, se stava lavorando a un discorso importante.
Obama riceveva una rassegna stampa quotidiana sempre più ridotta, dato che i suoi consiglieri volevano tenerlo lontano dal passare la giornata a leggere blog e seguire le evoluzioni delle notizie. I suoi assistenti comunque dicono che sembrasse sempre sapere le cose in tempo reale. Una rete di amici – alcuni del college, altri di Chicago e di vari periodi della sua vita – gli aveva promesso di tenerlo aggiornato. I membri del suo staff che hanno passato diverse ore con lui sostengono fosse veramente una sfida riuscire a tenerlo lontano dal suo network.
“Questo ci dice quanto è importante per lui ottenere informazioni in modo diretto, dal maggior numero di fonti è possibile. Posso immaginare che perderà questa libertà”, ha detto Linda Douglass, una consigliera che lo ha seguito durante la campagna.
Sono pochissime le volte che Obama è stato costretto a stare offline. Quando si sedette con un piccolo numero di consiglieri per preparare i dibattiti col senatore John McCain, una regola venne presto fissata: niente BlackBerry. Axelrod ordinava a ogni partecipante alle riunioni di mettere il suo palmare al centro del tavolo. Obama, che era conosciuto per dare spesso una sbirciatina di nascosto al BlackBerry, non faceva eccezione.
Negli ultimi giorni della campagna, mentre la stanchezza e i carichi di lavoro aumentavano, Obama passava più tempo leggendo che rispondendo ai messaggi. Sebbene il suo staff stia preparando una relazione finale sul suo uso delle email durante la presidenza, magari in modalità sola lettura, diverse autorità sostengono di non credere che Obama potrà continuare a utilizzare le email.
“Potrebbero venir fuori con un qualche modo a prova di bomba per proteggere la sua email e la sua corrispondenza digitale, ma qualsiasi protezione può essere violata”, ha detto Owen, che ha studiato come comunicano i presidenti nell’era digitale. “La natura del lavoro del presidente richiede che altri usino le email per lui”. Ha aggiunto, poi: “Ma sarebbe una perdita di tempo. Sarebbe molto più semplice per lui dire, ‘No, niente via email'”.
Qualora Obama rompa questa consuetudine e diventi il primo presidente a inviare email dall’Ala Ovest e da ovunque si trovi, il suo modello sarebbe Al Gore. Negli ultimi anni della sua vicepresidenza, Al Gore utilizzava un indirizzo email del governo e un indirizzo email della sua campagna durante la sua corsa contro Bush.
Il presidente, però, deve affrontare un maggiore controllo pubblico. E anche se non porta un BlackBerry alla cintura o un cellulare in tasca, non gli mancheranno di certo le possibilità per accedere a una grande varietà di informazioni. Sabato, col primo messaggio settimanale di Obama alla radio, c’è stata una svolta. Per la prima volta, il messaggio è stato registrato e pubblicato su Youtube.