La triste conferenza del Labour

In pochi lo avrebbero creduto, ma Gordon Brown è riuscito a invertire la crisi di consensi in cui era finito il Labour Party durante gli ultimi anni della gestione Blair. Il suo fare pragmatico e concreto, la sua tempra e il suo rigore hanno conquistato gli elettori britannici, mettendo in grave difficoltà i conservatori di David Cameron, che si appresta ad affrontare una complicatissima convention mentre Brown decide se approfittare della grande popolarità per indire le elezioni anticipate che sulla carta si presentano in forte discesa.

Non è un sogno e nemmeno un delirio: quanto sopra accadeva appena un anno fa. Le cose poi andarono a rotoli, per i laburisti: la convention dei conservatori a Blackpool fu efficace, David Cameron sfidò apertamente Gordon Brown e il Labour si avvitò attorno alla questione elezioni sì, elezioni no, fino a incartarsi e far perdere al primo ministro quell’aria di forza e sicurezza che lo aveva contraddistinto fino a quel punto. Fu l’inizio della fine: economia stagnante, lavoratori in sciopero dopo oltre vent’anni di pace sociale, lo smarrimento dei dati fiscali di venticinque milioni di cittadini britannici, la terribile sconfitta alle ultime amministrative, con il Labour ridotto a terzo partito e Londra con un sindaco conservatore. Il resto è storia recente: la nazionalizzazione della Northern Rock dopo lo spettacolo inquietante delle code davanti le filiali, i tassi della criminalità alle stelle, il Labour in caduta libera nei sondaggi. Insomma, l’immagine moderna, vincente e ormai decennale del New Labour distrutta nell’arco di pochi mesi, e una débacle inesorabimente alle porte.

E’ su questo scenario che si apre oggi a Manchester la consueta conferenza annuale del Labour Party, dal titolo Winning the fight for Britain’s future. Gordon Brown è chiamato a tentare di risollevare le sorti di un partito su cui non solo nessun elettore punterebbe una sterlina, ma in cui addirittura gli stessi militanti vorrebbero cambiare cavallo e impedire all’attuale premier di candidarsi alle elezioni: secondo un sondaggio diffuso dall’Independent, il 54% degli elettori laburisti vorrebbe che fosse qualcun altro a guidare il partito alle prossime elezioni. Nei giorni scorsi Gordon Brown ha ricevuto la lettera di dodici deputati con la richiesta di dimettersi il prima possibile, ha incassato le dimissioni un sottosegretario che protestava contro la sua leadership e ha dato il benservito a un suo consigliere passato dalla parte degli oppositori.

Tutti contro Brown, quindi. Ma esistono candidati alternativi? Gli occhi di tutti sono puntati su David Miliband, 44 anni, oggi brillante Ministro degli Esteri. In tanti gli chiedono di sfidare apertamente la leadership di Brown già dalla conferenza che prende il via domani a Manchester, ma difficilmente l’astro nascente della politica britannica vorrà bruciarsi in un’elezione dall’esito apparentemente così scontato. Talmente scontato che David Cameron, il rampante leader dei conservatori, ha ricordato al suo partito che le elezioni devono ancora essere vinte, bandendo così ogni euforia dalla convention della prossima settimana. Vietati anche i festeggiamenti per la riconquista di Londra: “C’è una linea molto sottile tra la fiducia e l’eccesso di fiducia che diventa arroganza. Agli elettori questo non piace”.

Gordon Brown, nel frattempo, si dimena come un pesce appena pescato. Respinge con forza gli attacchi, rilascia interviste rassicuranti, spera di recuperare la stima che si era guadagnato amministrando l’economia britannica durante i floridi anni di Blair, scrive ai parlamentari del suo partito chiedendo unità e compattezza, e prepara il discorso che pronuncerà alla conferenza di Manchester. Il discorso della vita, in cui tenterà il tutto per tutto cercando di risalire la china e guadagnare qualche speranza in vista delle elezioni. Dovesse andar male, un sondaggio di un paio di settimane fa individuava con precisione il nome e il cognome di colui che in questo momento potrebbe istantaneamente dimezzare il vantaggio dei conservatori a vantaggio dei laburisti: Tony Blair.