Francesco CostaWhen in trouble, go big

Francesco Costa

When in trouble, go big

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La buona ragione

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12/11/2007

Ieri sono stato parecchio severo con Giancarlo Abete e Antonio Matarrese per la loro decisione di giocare comunque le partite di calcio nonostante la situazione potenzialmente esplosiva determinati dalla tragedia della mattinata. Mi è stato fatto notare che, in quella situazione, con migliaia di tifosi già dentro gli stadi o nelle loro immediate vicinanze, un annullamento delle gare avrebbe potuto provocare conseguenze peggiori. E’ vero.

Però. A Bergamo e in tanti altri stadi d’Italia folti gruppi di delinquenti travestiti da tifosi hanno fatto di tutto nel tentativo di far sospendere la partita (a Bergamo riuscito dopo appena 9′). Se la partita fosse stata rinviata, probabilmente avrebbero fatto di tutto per protestare.
La morte di Gabriele Sandri ha dato a subumani e vandali una giustificazione, una buona ragione per assaltare i commissariati, perpetrare ogni genere di violenza e travestire il tutto da cordoglio. E’ singolare che i gruppi organizzati – qualcosa di molto vicino al male assoluto, a parere di chi vi scrive – protestino contro l’uccisione di un normale tifoso colpito ingiustamente dal fato o dall’imperizia perchè incolpevole e non facinoroso, e per far questo decidano di mettere a ferro e fuoco interi quartieri o distruggere gli stadi. Resto dell’opinione che in situazioni come quelli di ieri a Roma nei pressi dello stadio Olimpico, si deve considerare l’ipotesi di utilizzare l’esercito. A scatenare la guerriglia urbana ci pensano da soli i gruppi organizzati: la politica delle forze dell’ordine – per quanto comprensibile – può essere sempre e solo indietreggiamo, conteniamo e incrociamo le dita?

Mi fa male immaginare una qualsiasi città italiana con l’esercito schierato, ma lo preferisco a vedere scene assurde come la camionetta della Polizia di Stato che scappa inseguita da decine di persone. Serve allora fermarsi un attimo, e farsi un piccolo promemoria: stando a quel che si dice di lui e della sua vita, Gabriele Sandri non aveva nulla a che vedere con i rifiuti umani responsabili dei fatti delinquenziali di ieri. Lo dico a costo di dire una banalità: chi ha sbagliato deve pagare. Ma in questa guerra assurda che i gruppi organizzati hanno dichiarato alle forze dell’ordine, non dimentichiamoci da che parte sta la ragione e da che parte sta il torto.

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